Sei Papi, un’unica linea: il Cammino Neocatecumenale nella vita della Chiesa
Lo scorso 19 gennaio il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto in udienza i membri del Cammino Neocatecumenale, insieme al suo iniziatore Kiko Argüello e ai responsabili internazionali. Nel suo discorso, il Papa ha rivolto parole di sincero apprezzamento per il cammino di evangelizzazione portato avanti in questi decenni.
Tra le altre, ha affermato:
«Animati da questo spirito, avete acceso il fuoco del Vangelo laddove sembrava spegnersi e avete accompagnato molte persone e comunità cristiane, risvegliandole alla gioia della fede, aiutandole a riscoprire la bellezza di conoscere Gesù e favorendo la loro crescita spirituale e il loro impegno di testimonianza».
Parole che confermano quanto già espresso dai suoi predecessori: la missione del Cammino è riconosciuta come un dono per la Chiesa, soprattutto nei contesti di nuova evangelizzazione. Come ricordava san Giovanni Paolo II, il Cammino è «un itinerario di formazione cattolica, valido per la società e per i tempi odierni» (Epistula Ogniqualvolta, 1990).
Accanto agli elogi, il Santo Padre ha offerto anche una paterna correzione, richiamando un principio fondamentale della vita ecclesiale:
«La Chiesa vi accompagna, vi sostiene, vi è grata per ciò che fate. Allo stesso tempo, essa ricorda a tutti che “dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà” (2Cor 3,17). Perciò l’annuncio del Vangelo, la catechesi e le varie forme dell’agire pastorale devono essere sempre liberi da forme di costrizione, rigidità e moralismi, perché non accada che essi possano suscitare sensi di colpa e timori invece che liberazione interiore».
Il Papa ha dunque ribadito due punti essenziali:
- La Chiesa accompagna e sostiene il Cammino.
- Ogni evangelizzazione deve rispettare la libertà di coscienza, evitando derive moralistiche o pressioni indebite.
Si tratta di indicazioni preziose, che il Cammino Neocatecumenale certamente accoglierà con docilità, come ha sempre fatto nei confronti del Magistero.
Nessuna traccia delle accuse diffuse da alcuni blog
È significativo notare che nel discorso del Papa non compare alcun riferimento alle accuse che da anni circolano su alcuni blog ostili al Cammino.
Non si parla di:
- eresie,
- abusi liturgici,
- “kikolatria”,
- gestione opaca delle decime,
- presunti insabbiamenti,
- né della famosa “lettera Arinze”, spesso citata fuori contesto.
Si tratta di temi che il Santo Padre non ha ritenuto neppure degni di menzione, segno evidente che non costituiscono una reale preoccupazione per la Chiesa universale.
Le reazioni dei blog ostili
Interessante – e in parte prevedibile – la reazione di alcune pagine e blog ostili al Cammino. Si osservano dinamiche ricorrenti:
- tentativi di minimizzare o manipolare le parole del Papa, omettendo gli elogi;
- commenti risentiti, complottisti o distaccati dalla realtà ecclesiale;
- ricorso ai soliti argomenti ormai anacronistici, come padre Zoffoli o la lettera Arinze;
- appoggi a figure marginali o in contrasto con la Chiesa, come sacerdoti sospesi a divinis.
Tutto ciò mostra una difficoltà evidente ad accettare un dato di fatto: il Cammino Neocatecumenale, pur con i suoi limiti umani come ogni realtà ecclesiale, fa parte della Chiesa, è riconosciuto dalla Chiesa e continua a essere sostenuto dai Pontefici.
Sei Papi, un’unica linea
Dal 1968 a oggi, sei Pontefici hanno accompagnato e sostenuto il Cammino:
- Paolo VI
- Giovanni Paolo I
- Giovanni Paolo II
- Benedetto XVI
- Papa Francesco
- Papa Leone XIV
Tutti, senza eccezione, hanno riconosciuto il valore ecclesiale del Cammino, la sua fecondità missionaria e la sua fedeltà alla Chiesa.
Chi non si sente chiamato o non si trova a proprio agio nel Cammino Neocatecumenale è libero di non farne parte: la Chiesa offre molte vie di crescita spirituale.
Ma denigrare pubblicamente una realtà ecclesiale riconosciuta e sostenuta dal Magistero rimane un atteggiamento che non costruisce la comunione e non rispecchia lo stile evangelico.
Come ricorda san Paolo:
«Non usciamo in giudizio prima del tempo» (1Cor 4,5).
E come insegna il Concilio Vaticano II:
«La Chiesa cresce e si edifica nella carità» (Lumen Gentium, 14).

Commenti
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È ormai evidente che blog come Osservatorio sul Cammino Neo catecumenale secondo verità, Chiesa e Post Concilio, Messainlatino e altri simili risultino solo apparentemente cattolici: basta leggere con attenzione i loro articoli e osservare i loro punti di riferimento per rendersene conto.
Non sorprende, del resto, che a lodare costantemente Leonardo Pompei sia l’utente “ByTripudio” che lo considera un "faro". Purtroppo però ci sono alcuni vescovi e sacerdoti che da tempo manifestano una deriva chiaramente scismatica, che si espongono molto sui mass media portando divisione, polemica.Mi auguro sinceramente che figure come “ByTripudio” e altri partecipanti a quei blog non trovino spazio nelle parrocchie e nelle diocesi. Ho però la netta impressione che la maggior parte di coloro che intervengono sul blog Osservatorio, così come su Chiesa e Post Concilio, non frequentino realmente la vita parrocchiale e non ricoprano alcun ruolo di responsabilità ecclesiale. Anzi, sono sempre più convinto di aver compreso chi si nasconda dietro il nome “ByTripudio”, benché la cosa abbia in realtà scarsissima importanza. Chiunque sia, una cosa appare certa: non si tratta di un cattolico, almeno non nel senso ecclesiale e comunionale del termine.
"by Tripudio22 gennaio 2026 alle ore 23:35
Breve parentesi: questo blog esiste da maggio 2006 e ha pubblicato quasi tremila pagine (e sono presenti quasi 250mila commenti).A questo blog hanno contribuito molti ex neocatecumenali, e anche gente che non ha mai fatto il Cammino (come ad esempio il sottoscritto).Dunque c'è tantissimo materiale da leggere per farsi un'idea del Cammino che non sia basata sulla "propaganda kikiana".
NO GRAZIE PREFERIAMO LA VERITA'
Se anche solo l'un per cento delle pagine contenesse la verità, avreste una trentina di ben documentati motivi che smentiscono il Cammino e il suo autoproclamato «Vostro Catechista», Kiko Argüello.
IL PROBLEMA E' CHE NON C'E' NEMMENO L'UN PER CENTO DI VERITA' SONO TUTTE SCIOCCHEZZE.
CONTINUA
- la Chiesa è santa perché l'ha istituita Nostro Signore
- ma la Chiesa è detta anche "peccatrice" perché composta da uomini
- dunque i peccati degli uomini di Chiesa non sono opera della Chiesa, ma infangano la Chiesa
- e dunque se un uomo di Chiesa ti infligge decisioni o insegnamenti sbagliati, è lui ad essersi separato dalla santa Chiesa
CARO BY TRIPUDIO SONO SEI PAPI, QUINDI SEI PECCATORI CHE SBAGLIANO MENTRE TU DICI LA VERITA'?
A proposito della crisi che sta vivendo recentemente la Chiesa:
- è una crisi dottrinale e liturgica
- è una crisi che ha avuto una brusca accelerazione col Concilio Vaticano II
- è una crisi che permea anche gran parte della gerarchia cattolica
- è complicato cogliere le varie sfumature, perché non esistono solo il bianco e il nero: il dire "non bianco" non significa necessariamente "nero".
LA CRISI DELLA CHIESA GIUSTIFICA IL METTERSI SU UN BLOG PER DIFFAMARE E INFANGARE GLI ALTRI?
CONTINUA
- gli autonominati "iniziatori del Cammino" Kiko e Carmen hanno insegnato ambiguità e vere e proprie eresie
- e hanno promosso una liturgia che non segue il Messale Romano approvato per tutta la Chiesa
- dunque, davanti a Dio, la loro opera (il Cammino) non fa parte della santa Chiesa, nonostante i tanti bei paroloni, nonostante il ripetere i tanti slogan "ilsignore-ilsignore", nonostante statuti, elogi, quantità di "seminari", quantità di euro delle Decime, eccetera
- il buon cuore di alcuni fratelli delle comunità non cambia il fatto che vivono in un ambiente che propala errori, eresie, strafalcioni liturgici, veri e propri sacrilegi eucaristici, eccetera (oltre a perfidie e malvagità commesse anzitutto dalla gerarchia di cosiddetti "catechisti", "itineranti", e quant'altro, fino agli autoeletti "iniziatori").
PER TUTTE QUESTE AFFERMAZIONI ATTENDIAMO LE PROVE, LE ATTENDIAMO DA DECENNI, NON HAI MAI FORNITO NULLA, SOLO ILLAZIONI.I PAPI LA PENSANO DIVERSAMENTE DA TE CARO BYTRIPUDIO MI DISPIACE FATTENE UNA RAGIONE.
Si noti che Nostro Signore non si fece abbindolare dalle facce sorridenti e mansuete dei farisei, che filtravano il moscerino e ingoiavano il cammello.
Al giudizio universale, un neocatecumenale non potrà giustificare eresie e sacrilegi dicendo "avevamo lo statuto! facevo le lodi domestiche! avevamo centoquaranta seminari! facevo la Decima! quindici figli!"
E TU COME GIUSTIFICHERAI LE FALSITA', LE CALUNNIE, LE DIFFAMAZIONI CHE FAI ATTRAVERSO IL TUO BLOG?
Non so ma a me ByTripudio sembra un matto.
Quando si affrontano temi liturgici è importante distinguere tra una fede matura e una fede che rischia di ridursi a un’adesione ansiosa alla norma. Il commento che hai riportato riflette una forma mentis tipica di chi interpreta la liturgia quasi esclusivamente in chiave legalistica: come se la validità o la fecondità di una celebrazione dipendessero dalla perfezione esteriore delle rubriche più che dai frutti spirituali che la Chiesa stessa riconosce.
È un modo di ragionare che rivela una visione infantile, rigida e riduttiva, perché confonde il mezzo con il fine e finisce per assolutizzare dettagli secondari. Il fatto che Papa Leone XIV, nell’udienza al Cammino Neocatecumenale, non abbia toccato i punti elencati non significa affatto che “non voglia vedere” o che “ignori” eventuali questioni. Significa semplicemente che, nel discernimento della Chiesa, quelle pratiche non costituiscono un problema tale da richiedere correzioni pubbliche o interventi disciplinari. E questo non da oggi: più Papi, per decenni, hanno accompagnato il Cammino senza mai ravvisare irregolarità tali da impedirne la prassi celebrativa. Se davvero ci fossero abusi gravi, la Chiesa, che non ha mai esitato a intervenire quando necessario , sarebbe già intervenuta. Il fatto che non lo faccia è un dato ecclesiale, non un’opinione personale. La Sacrosanctum Concilium è chiarissima: lo scopo primario della liturgia è la santificazione dei fedeli, la partecipazione attiva e fruttuosa del popolo, la dimensione formativa e pedagogica, non solo quella cultuale.La liturgia non è solo adorazione: è anche formazione, educazione alla fede, introduzione progressiva al Mistero. Ridurla a un insieme di norme da applicare meccanicamente significa tradire la visione del Concilio. Inoltre, la storia recente della Chiesa mostra che la rigidità non è mai stata considerata garanzia di autenticità.Un esempio eloquente è il Rito Zairese, approvato ufficialmente, nel quale sono stati integrati elementi culturali locali proprio per favorire una partecipazione più piena e significativa. Lo stesso principio guida l’accompagnamento che la Chiesa ha riservato al Cammino Neocatecumenale: alcune particolarità celebrative, quando producono frutti spirituali evidenti, possono essere accolte e integrate. Se più Papi non hanno ritenuto problematiche le celebrazioni del Cammino, e non hanno mai emesso provvedimenti disciplinari, è perché la Chiesa valuta i frutti, non le impressioni personali. E i frutti sono sotto gli occhi di tutti: conversioni, vocazioni, famiglie cristiane solide, partecipazione viva all’Eucaristia.
Ridurre tutto a “tavole”, “amboni”, “candelabri” o dettagli simili significa perdere di vista il cuore della liturgia: rendere i partecipanti alla celebrazione contemporanei al Mistero pasquale. La liturgia non è un esercizio di perfezionismo rituale, ma un’azione del popolo di Dio — e infatti liturgia significa proprio “azione del popolo” o "azione a favore del popolo".Chi affronta la questione solo in termini di norme rischia di trasformare la fede in un sistema di regole da controllare, anziché in un incontro vivo con Cristo. È una visione che impoverisce il Mistero e che non corrisponde alla comprensione autentica della Chiesa.
Scusami ma credo che tu debba esaminare la tua fede perchè probabilmente ha qualche problema.
"by Tripudio24 gennaio 2026 alle ore 13:09
Personalmente sono convinto che Lefebvre non sia da considerare l'universale risposta alla crisi della Chiesa (fermo restando tutto il bene che hanno compiuto lui e chi lo ha seguito).
RISPOSTA
Quale sarebbe il bene fatto fa Lefebrve?Se considero le consacrazioni del 1988 come un atto scismatico.Qualunque contributo precedente abbia dato, cosa molto discutibile, fu oscurato dal fatto che ruppe la comunione con il Papa. Per me, quindi, non ha fatto del bene alla Chiesa: ha creato una ferita che ancora oggi pesa.
ByTripudio scrive:
"Lo deduco dala sua reazione al fatto che nel 1988, dopo mille trabocchetti e mille rinvii, Giovanni Paolo II si lasciò sfuggire - per giustificare l'ennesimo rinvio - che avrebbe concesso un vescovo "alla prossima festa mariana". Cioè per il 15 agosto 1988. Non avendo fatto nomi, si poteva sospettare (senza certezze) che avesse pensato al benedettino Calvet, all'epoca già sessantenne (cioè col rischio che il problema dei lefebvriani di avere un nuovo vescovo si riproponesse nel giro di appena 10-15 anni)".
RISPOSTA
L’interpretazione secondo cui nel 1988 ci sarebbero stati “mille trabocchetti” o rinvii pretestuosi da parte di Giovanni Paolo II non è sostenuta dai fatti. La Santa Sede, in realtà, aveva già concesso a mons. Lefebvre ciò che chiedeva: il riconoscimento canonico della Fraternità, un seminario proprio e la possibilità di ordinare un vescovo ausiliare scelto tra una terna proposta da lui stesso. Il rinvio non fu un espediente, ma una richiesta di attendere il completamento delle procedure canoniche e di garantire la comunione ecclesiale. La frase sulla “prossima festa mariana” non era una promessa vaga né un trucco, ma un’indicazione temporale prudenziale, tipica dei processi romani, che richiedono consultazioni e verifiche. Quanto all’ipotesi che Roma volesse imporre un vescovo sessantenne come dom Calvet, è una pura speculazione: non esiste alcun documento, dichiarazione o indizio ufficiale che confermi questa idea. La Santa Sede aveva chiesto una terna a Lefebvre proprio per evitare imposizioni e per rispettare la sensibilità della Fraternità. Attribuire intenzioni manipolatorie a Roma significa ignorare che fu Lefebvre, non il Papa, a rompere l’accordo già firmato il 5 maggio 1988 e a procedere unilateralmente alle consacrazioni. La crisi non nacque da “rinvii”, ma dalla decisione di disobbedire a un impegno preso.»
continua
"Lefebvre avrebbe potuto cogliere la palla al balzo e dire "il Papa mi ha concesso un vescovo ma senza far nomi, perciò il 15 agosto ordinerò Pinco Pallino". Il che non sarebbe stato un atto scismatico (in quanto la concessione tecnicamente c'era, il permesso verbale c'era, l'intenzione del Papa c'era) e avrebbe costretto la curia romana (e lo stesso Papa) a giocare a carte scoperte: se avessero tentato di ostacolare ancor più il Lefebvre gli avrebbero dato l'alibi per fare di più".
RISPOSTA
L’idea che Lefebvre avrebbe potuto “ordinare Pinco Pallino” il 15 agosto senza compiere un atto scismatico non regge né sul piano storico né su quello canonico.Non esisteva alcun “permesso verbale” valido.La Santa Sede non aveva dato a Lefebvre un’autorizzazione generica a consacrare chi voleva. L’accordo del 5 maggio 1988 prevedeva: una terna di nomi proposta da Lefebvre, una scelta approvata dal Papa, una data concordata. Senza questi tre elementi, non c’è mandato pontificio.Il Papa non aveva concesso un vescovo “senza far nomi”. Aveva concesso la possibilità di avere un vescovo, non l’autorizzazione immediata a consacrarlo. È la differenza tra:
“Sì, possiamo procedere, seguiamo l’iter”, e “Sì, fai pure da solo”. La seconda frase non è mai stata detta.Consacrare un vescovo senza mandato pontificio è sempre un atto scismatico.Il canone 1382 (oggi 1383) è chiarissimo: chi consacra un vescovo senza mandato pontificio incorre automaticamente nella scomunica latae sententiae. Non esistono “scappatoie” basate su intenzioni presunte o su interpretazioni personali.
Lefebvre non poteva “costringere Roma a giocare a carte scoperte”. La Chiesa non funziona per ultimatum. Se avesse consacrato comunque, Roma avrebbe semplicemente applicato il diritto canonico — esattamente ciò che è accaduto il 30 giugno 1988. L’argomento dell’“alibi” è irrilevante.Non si giudica la legittimità di un atto sulla base di come “avrebbe reagito” la Curia.
Si giudica sulla base del diritto: senza mandato, la consacrazione è illecita e scismatica, punto. In sintesi: l’ipotesi proposta è giuridicamente impossibile e storicamente infondata. Lefebvre non poteva consacrare nessuno il 15 agosto senza mandato, e farlo sarebbe stato — come poi è stato il 30 giugno — un atto scismatico.
ByTripudio scrive:
"Bisogna onestamente notare che un "permesso verbale" è un po' poco per una questione delicata come l'ordinare nuovi vescovi. Ma lo scopo principale era di giocare "a carte scoperte": se il Papa senza un gravissimo motivo si fosse rimangiato la parola già data, come avrebbero reagito la stampa e i cattolici?Invece Lefebvre era ottantaduenne, stanco di tutto, e timoroso di non riuscire ad ordinarsi un successore. Perciò, di fronte a quell'ennesimo rinvio sbroccò e annunciò che il 30 agosto 1988 avrebbe ordinato tre nuovi vescovi (e poco dopo stabilirà che invece dovessero essere quattro). È un atto formalmente scismatico, perché non c'era ancora alcun valido motivo per ordinare più di un vescovo. È stato come un fidarsi poco della Provvidenza, come un andare contro la carità, come un disconoscere il Papa".
RISPOSTA
Dunque da uno scismatico che bene può venire caro ByTripudio?