CONFUTIAMO ANCORA LE ENNESIME SCIOCCHEZZE DEL BLOG OSSERVATORIO

L’ultimo thread del blog Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità: https://neocatecumenali.blogspot.com/2026/01/si-la-risposta-e-proprio-quella-la.html#comment-form si presenta come la consueta raccolta di affermazioni infondate, inesattezze e distorsioni da parte di chi dimostra di non conoscere né la storia della Chiesa né quella della liturgia. Il contenuto, infatti, propone diverse tesi che, a un’analisi più attenta, si rivelano prive di solidità sia dal punto di vista storico sia sotto il profilo teologico, confondendo frequentemente il gusto personale e l’ideologia con la realtà e l’autentica Tradizione della Chiesa.

L’idea che la “Messa tridentina” sia rimasta identica per quindici secoli è storicamente infondata. È una narrazione diffusa dai tradizionalisti, ma priva di basi reali. Gli studi seri sulla liturgia dimostrano che il rito romano è sempre stato in evoluzione, con aggiunte, semplificazioni e riforme. Gregorio Magno, nel VI secolo, non celebrava la Messa come codificata nel Messale del 1570. Quest’ultimo, voluto da san Pio V, non è la “Messa degli Apostoli” o la “Messa di sempre”, ma una sistemazione del rito romano così come si era sviluppato nel Medioevo.

Quando Pio V pubblicò il Messale nel 1570, eliminò molti riti locali con meno di duecento anni di storia e rese uniforme la liturgia latina. Perciò dire che siano stati “quindici secoli uguali” è una semplificazione ideologica, non un fatto storico. 

Paradossalmente, sotto vari aspetti concreti, il Messale di Paolo VI è più vicino alla liturgia dell’epoca di Gregorio Magno rispetto al Messale tridentino. Nel VI secolo, ad esempio, i fedeli ricevevano la Comunione di solito in piedi, spesso sulle mani e più spesso sotto le due specie. Lo testimoniano fonti antiche come Cirillo di Gerusalemme, Gelasio I e gli antichi “Ordines Romani”. Il Messale di Paolo VI permette la Comunione in piedi e, dove consentito, anche sulla mano, non come innovazione moderna ma come recupero di una prassi antica. La prassi tridentina della Comunione solo in ginocchio e sulla lingua, così come la conosciamo, è un’evoluzione tardo-medievale, non gregoriana.

Lo stesso vale per lo scambio della pace: nei vecchi libri liturgici romani, come il Sacramentario Gregoriano e gli Ordines Romani, era previsto prima della Comunione come gesto rituale ben definito. Il Messale di Paolo VI ha riportato proprio questa collocazione. Nel Messale tridentino, invece, lo scambio della pace è rimasto quasi solo tra i ministri, in un momento diverso e in forma ridotta.

La cosiddetta preghiera universale, o preghiera dei fedeli, non è una “novità moderna”, ma faceva parte della liturgia romana già nei primi secoli. Le fonti antiche raccontano che, prima del Medioevo, la Messa dei catecumeni includeva una preghiera di intercessione per la Chiesa, il mondo, i sofferenti e la comunità. Questa tradizione si è persa nel periodo medievale. Il Messale di Paolo VI non introduce qualcosa di nuovo, ma riprende questa antica usanza. Il Messale tridentino, invece, non contiene la preghiera universale perché deriva da uno sviluppo liturgico in cui essa era già scomparsa.

Anche l’uso del pane eucaristico evidenzia una maggiore continuità tra la liturgia riformata e quella antica rispetto al rito tridentino. Nei primi secoli e ai tempi di Gregorio Magno si usava pane azzimo, ma non ancora la tipica ostia sottile e rotonda, frutto di sviluppi successivi, simile a quella delle comunità neocatecumenali. Il pane era più spesso, veniva spezzato realmente e questo gesto aveva un forte valore visibile e simbolico. Il Messale di Paolo VI consente l’uso di pane azzimo non ridotto alla sola ostia “ostensiva” e valorizza il rito della frazione del pane. Le comunità neocatecumenali hanno ripreso nelle loro celebrazioni il segno dell’unico pane che si spezza e si distribuisce. Il Messale tridentino, invece, codifica l’uso dell’ostia sottile medievale. In breve, su più aspetti concreti, il Messale di Paolo VI recupera elementi della liturgia romana antica, mentre quello tridentino riflette una fase più tarda, alto medievale o addirittura moderna.

Quando si afferma che “la Chiesa ha toccato raramente la liturgia, con grande timore”, si dice qualcosa di vero ma non completo. È vero che la Chiesa non cambia la liturgia alla leggera, ma è altrettanto vero che l’ha sempre riformata, a volte in modo deciso. Gregorio Magno fu un grande riformatore: modificò l’ordine delle letture, il Canone Romano, le orazioni e il canto. Nei secoli tra il VII e l’XI, la liturgia romana si arricchì di nuovi prefazi, riti processionali, gesti e formule, spesso influenzati dalla tradizione gallicana. Molti elementi oggi ritenuti “tradizionali” sono in realtà medievali: l’ostia sottile, la Comunione sulla sola lingua, il campanello alla consacrazione, le genuflessioni come le conosciamo, l’elevazione prolungata dell’ostia e del calice. Sono frutto di secoli di sviluppi, non una “copia fedele” degli apostoli.li.

Nel 1570 Pio V non si limitò a “conservare”, ma attuò una riforma incisiva: abolì i riti locali, uniformò il Messale e ne sistemò il testo. In seguito, Clemente VIII e Urbano VIII intervennero ancora, ritoccando orazioni, rubriche e calendario. Più recentemente, Pio X riformò breviario e salterio, mentre Pio XII nel 1955 modificò profondamente la Settimana Santa, cambiando orari, riti e testi del Triduo. Non è quindi vero che la riforma liturgica sia una “stranezza” del XX secolo: essa fa parte della vita della Chiesa. Il Messale di Pio V è a sua volta il frutto di una riforma, tanto quanto quello di Paolo VI, sebbene in contesti e con strumenti diversi.

Si arriva così alla frase secondo cui il Novus Ordo sarebbe stato “costruito a tavolino”. È un’accusa ricorrente, ma poco solida se confrontata con la storia. In realtà, ogni Messale è in qualche modo “costruito a tavolino”, nel senso che una commissione di esperti raccoglie testi, li confronta, li ordina e li promulga. Anche il Messale di Pio V fu il risultato del lavoro di una commissione che, su mandato di Trento e di Pio V, esaminò le fonti, eliminò riti locali e uniformò tutto. La vera domanda non è “è stato fatto a tavolino?”, ma “su quali fonti e con quali criteri è stato realizzato?”.

Da questo punto di vista, la riforma post-Concilio Vaticano II è riuscita a fare ciò che il Concilio di Trento non poté. All’epoca, Trento non disponeva di molti manoscritti antichi (come i sacramentari leoniano, gelasiano e gregoriano), mancava di strumenti filologici moderni e degli stessi progressi negli studi storici. Per questo, la commissione tridentina non poté davvero “tornare alle origini” e si basò soprattutto sulla tradizione del Sacramentario Gregoriano, ossia la liturgia del VI secolo, semplificando la prassi medievale ma senza recuperare con precisione i secoli precedenti. In sostanza, il Messale di Pio V fu una semplificazione e uniformazione della liturgia del tempo, non un ritorno a quella dei primi secoli.i.

La commissione che ha lavorato dopo il Concilio Vaticano II aveva a disposizione un’enorme quantità di fonti: i sacramentari antichi, gli Ordines Romani, la patristica e gli studi sulla struttura originaria della Messa romana. La riforma non ha creato una “nuova messa”, ma ha cercato di riportare alla luce ciò che era già presente nella Tradizione: la preghiera universale, il momento dello scambio della pace, la frazione del pane, una maggiore ricchezza biblica nella liturgia della Parola e una comprensione più chiara dei ruoli e dei momenti. In questo senso, si può dire che il Messale di Paolo VI è, per molti aspetti, più vicino alla liturgia romana antica rispetto al Messale di Pio V. È stato un vero “ritorno alle fonti” che il Concilio di Trento, per limiti storici, non poté realizzare.

Il thread afferma che la “messa moderna” avrebbe “generato abusi ovunque”. Anche qui è importante fare una distinzione: il rito liturgico è una cosa, il modo in cui viene celebrato è un’altra. Gli abusi non derivano dal Messale, ma dalla disobbedienza alle sue norme, dall’ignoranza o dall’ideologia di singoli o gruppi. Nel Messale di Paolo VI non esiste alcuna prescrizione che giustifichi spettacolarizzazioni, creatività sfrenata, teatralità o invenzioni personali. Quando queste situazioni si verificano, si tratta semplicemente di violazioni delle norme liturgiche, proprio come accadeva già prima del Concilio.

Anche prima del Vaticano II si registravano abusi: omissioni arbitrarie, riduzioni, celebrazioni frettolose, rubriche applicate in modo selettivo, incomprensione del latino da parte del popolo e scarso coinvolgimento reale. Lo stesso Concilio di Trento aveva denunciato gli abusi del suo tempo. Pensare che “prima tutto fosse perfetto” e “poi sia stato tutto rovinato” è un’idealizzazione nostalgica, non fedele alla storia. Gli abusi dipendono dalla formazione dei sacerdoti, dalla vigilanza dei vescovi, dal contesto culturale e dalla fedeltà alle norme, non dal rito in sé. Già prima del Vaticano II diverse voci lamentavano il cattivo modo di celebrare la messa, come Sant’Alfonso Maria de’ Liguori nel suo opuscolo “La messa e l’officio strapazzati” o Rosmini nelle “Cinque piaghe della Chiesa”.

Anzi, sotto molti aspetti il Messale di Paolo VI presenta rubriche più chiare, una struttura più lineare e un ordinamento più trasparente, pensati proprio per rendere più semplice celebrare bene. Se poi qualcuno sceglie di ignorare ciò che il Messale prescrive, la responsabilità non è del Messale, così come non è colpa del Codice della Strada se qualcuno guida a 200 all’ora. La Chiesa stessa ha riconosciuto e condannato gli abusi postconciliari in documenti come *Redemptionis Sacramentum*, *Ecclesia de Eucharistia* e *Sacramentum Caritatis*, che richiamano con forza a una celebrazione fedele delle norme.

Le celebrazioni eucaristiche delle Comunità Neocatecumenali non sono celebrazioni separate o differenti, ma si svolgono secondo il Messale Romano approvato da San Paolo VI, con piccoli adattamenti liturgici a scopo formativo e catechetico, come indicato anche dalla Costituzione Conciliare Sacrosanctum Concilium, che presenta la liturgia non solo come atto di adorazione a Dio, ma anche come strumento di formazione. Inoltre, la Chiesa ha adottato un criterio analogo con il rito zairese, attraverso il quale ha integrato nel rito romano elementi della cultura dei popoli dello Zaire, al fine di favorire una partecipazione più fruttuosa.

Un’altra affermazione ricorrente è che il Novus Ordo sarebbe “qualitativamente inferiore” al Vetus Ordo. Dal punto di vista della fede cattolica questa è un’affermazione molto grave, perché suggerisce che la Chiesa abbia promulgato un rito meno degno, meno sacro, meno fedele al sacrificio di Cristo. Ma i documenti del Magistero affermano con chiarezza che il Messale di Paolo VI esprime integralmente il sacrificio eucaristico, la presenza reale, il sacerdozio ministeriale, la natura di sacrificio propiziatorio della Messa. La Preghiera Eucaristica I del Novus Ordo è lo stesso Canone Romano della Messa tridentina, con le stesse parole essenziali, gli stessi riferimenti sacrificiali. Le altre preghiere eucaristiche sono radicate nella tradizione liturgica antica, specialmente orientale, e sono state approvate dalla Chiesa come pienamente cattoliche.

La “qualità” della Messa, per un cattolico, non si misura secondo criteri estetici personali, ma secondo la fedeltà alla Tradizione e al Magistero. Se la Chiesa, al più alto livello, promulga un Messale e lo propone a tutta la Chiesa latina come forma ordinaria del rito romano, non è possibile, rimanendo cattolici, parlare di rito “inferiore”. Si può preferire l’una o l’altra forma, si può avere una sensibilità personale, ma non si può trasformare un gusto in un giudizio dottrinale.

Da qui discende anche l’errore di chi presenta il Vetus Ordo come “risposta allo scempio conciliare”. Il Concilio Vaticano II è un Concilio ecumenico, parte del Magistero della Chiesa. Non è legittimo, per un cattolico, parlare del Concilio come di uno “scempio”. Tanto meno è accettabile usare un rito liturgico riconosciuto dalla Chiesa come bandiera di opposizione ideologica al Concilio e al Magistero successivo. Sia Benedetto XVI, quando ha parlato della forma “straordinaria”, sia Papa Francesco in Traditionis Custodes, insistono sul fatto che il Messale riformato dopo il Vaticano II è l’unica espressione ordinaria della lex orandi del rito romano e che l’uso del Vetus Ordo non può diventare uno strumento di rifiuto del Concilio.

Il thread cita anche il fatto che molti ex neocatecumenali abbiano trovato consolazione e pace nella Messa tridentina. Questo, in sé, è un dato umano comprensibile: persone ferite da esperienze ecclesiali confuse o manipolatorie possono sentirsi meglio in un contesto liturgico più strutturato, silenzioso, oggettivo. Va rispettato. Ma questo non è un argomento teologico. La liturgia non si giudica dalla consolazione soggettiva che produce, altrimenti potremmo dire lo stesso di chi trova pace in un culto protestante o in una esperienza non cattolica. Il criterio, per un cattolico, non è “dove mi sento meglio?”, ma “dove la Chiesa riconosce la liturgia come sua?”. Le preferenze personali hanno il loro posto, ma non possono diventare il metro con cui giudicare un rito approvato dalla Chiesa come “superiore” o “inferiore”.

Infine, l’accusa che il Novus Ordo “sminuisca il sacrificio” è forse la più grave. Se fosse vera, significherebbe che la Chiesa ha proposto per decenni un rito che sminuisce proprio il cuore della fede cattolica sull’Eucaristia. Ma il Magistero dice l’opposto. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Paolo VI hanno più volte ribadito che la Messa, nella forma riformata, è e rimane essenzialmente un sacrificio, lo stesso sacrificio della Croce reso sacramentalmente presente. Il testo stesso del Messale, nelle preghiere eucaristiche, parla di sacrificio, di offerta, di vittima, di altare, di espiazione. Non c’è nessuna negazione del carattere sacrificale; semmai c’è un inserimento di questo tema nella prospettiva pasquale più ampia, com’era già nei primi secoli e com’è nelle liturgie orientali.

In conclusione, il thread che hai riportato mescola alcuni elementi veri, molte semplificazioni storiche e non poche accuse ingiustificate. Idealizza il passato, demonizza il presente, confonde gli abusi con il rito, usa il Vetus Ordo come arma contro il Concilio, trasforma preferenze personali in giudizi dottrinali. La posizione cattolica, invece, è un’altra: la liturgia appartiene alla Chiesa, non ai gruppi o alle correnti, e ciò che la Chiesa approva e propone, nella sua autorità, non può essere dichiarato “inferiore” o “sbagliato” da singoli fedeli o blog. È legittimo amare la Messa tridentina ed essere grati per la sua bellezza; è legittimo amare il Novus Ordo celebrato bene ed essere grati per la sua ricchezza. Non è legittimo usare l’una contro l’altra, né soprattutto usare la liturgia per opporsi alla Chiesa stessa.

Cari lettori non lasciatevi ingannare dalle mistificazioni del blog Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità, sono solo mistificazioni. Come si vede nella foto Google ha rimosso l'ennesimo thread illegale del blog Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità.Se continueranno con le ingiurie, calunnie, diffamazioni non si potrà fare altro che chiederne la rimozione defintiva.

Commenti

Osservatorio finito ha detto…
Ecco l'emblema dell' ignoranza e malafede del blogger ByTripudio affastella un cumulo di idiozie nel suo commento del 10 gennaio 2026 alle ore 07:59.

Anzitutto l'Eucarestia delle comunità neocatecumenali non e' del sabato ma domenicale. Poi l'Eucarestia non e' solo la riattualizzazione incruenta del sacrificio di Cristo e' la riattualizzazione di tutto il mistero pasquale di Cristo quindi di tutta la sua vita, passione,morte,resurrezione glorificazione.L'Eucarestia e' anche santa cena così la chiama San Paolo ed eucarestia vuol dire anzitutto ringraziamento.Non e' quindi un evento luttuoso, ne' e' detto che si debba vivere con mestizia.Anzi essendo la Pasqua di Gesù va vissuta gioiosamente come del resto facevano le comunità cristiane della Chiesa delle origini.
Osservatorio finito ha detto…
Google ha rimosso il thread del blog “Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità” intitolato “Del Cammino Neocatecumenale non si può salvare nulla” perché violava le linee guida. Questo, se mai ce ne fosse bisogno, conferma l’illegalità di quel blog e il comportamento illecito dell’autore e dei partecipanti. Anche se Google ha leggermente allentato le rimozioni, continua a cancellare i thread dell’Osservatorio, a dimostrazione che quanto denunciamo è fondato.Facciano attenzione ai partecipanti del blog Osservatorio la smettano di offendere, calunniare, il prossimo passo sarà la rimozione del blog.
Osservatorio finito ha detto…
Il blog Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità sembra letteralmente innamorato del sig. Leonardo Pompei, presbitero sospeso a divinis per insubordinazione al proprio vescovo. Questo conferma ciò che ripetiamo da tempo: i partecipanti a quel blog preferiscono dare credito a sacerdoti sospesi, a figure ostili al Papa o addirittura a nemici dichiarati della Chiesa Cattolica, invece di attenersi alle fonti ufficiali della Chiesa, come lo Statuto del Cammino, le approvazioni della Santa Sede e i discorsi dei Romani Pontefici. Una logica davvero distorta. A proposito: visto che l’Osservatorio funge da cassa di risonanza per il sig. Pompei, non sarà che il sig. Pompei stesso partecipa attivamente al blog? Il sospetto che possa essere un protagonista, l'autore di quel blog comincia a sorgere. In ogni caso, chiunque sia, poco importa: l'autore e protagonista di quel blog resta una figura estremamente scorretta, dal comportamento quantomeno discutibile, come dimostra il fatto che i suoi thread vengono rimossi di continuo. Vorrei rivolgere un appello a chi ancora segue quel blog: come fate a rimanere lì dentro? Davvero la coscienza non vi dice nulla?

Osservatorio finito ha detto…
ByTripudio continua a mostrare un atteggiamento intellettualmente povero e pregiudiziale, piegando ogni argomento alla sua ossessione anti–Cammino Neocatecumenale. È evidente che considera i lettori poco attenti, proponendo interpretazioni forzate e affermazioni prive di fondamento. Un esempio lampante è il commento del 12 gennaio 2026 alle 18:51:
https://isoladipatmos.com/la-liturgia-come-catechesi-vivente-perche-non-e-uno-stagno-da-raffermare-the-liturgy-as-living-catechesis-why-it-is-not-a-stagnant-pool-to-be-preserved-la-liturgia-como-catequesis-viviente-por/

Nell’articolo citato, padre Simone Frizzi si riferisce chiaramente ai gruppi tradizionalisti che vivono l’Eucaristia non come luogo di comunione, ma come spazio identitario e di contrapposizione ideologica. È ciò che denunciamo da anni: una liturgia trasformata in bandiera di appartenenza, più che in celebrazione del Mistero. È talmente evidente che solo chi è accecato da pregiudizi può negarlo.

Nonostante questo, ByTripudio tenta goffamente di stravolgere il senso dell’articolo, arrivando a sostenere che padre Frizzi avrebbe “lanciato un siluro” contro il Cammino Neocatecumenale. Una lettura distorta e pretestuosa, che rivela più l’intento polemico dell’autore che un’analisi seria del testo.

Il suo è un tentativo maldestro di attribuire al presbitero posizioni che non ha espresso. Le sue affermazioni non reggono a un minimo esame critico e si riducono a semplici provocazioni, prive di coerenza e di credibilità.

Osservatorio finito ha detto…
Da notare l'ignoranza di ByTripudio va sottolineata per fare aprire gli occhi a quelli che partecipano a quel blog egli scrive:

"Fra l'altro la liturgia andrebbe celebrata come culto a Dio, non come "luogo dell'unità ecclesiale". Un prete cattolico non dice "ehi, oggi celebro il luogo dell'unità ecclesiale". L'unità ecclesiale, infatti, non è una cosa da "fare", da "produrre", ma il risultato di una fede davvero condivisa. L'unità sussiste solo se tutti condividono la stessa fede - e questo vale perfino fra gli idolatri, come per esempio la kikolatria-carmenlatria, dove tutti i fratelli delle comunità condividono la stessa idolatria, c'è davvero unità nell'eresia neocatecumenalizia, tutti fanno le stesse cose comandate da Kiko e Carmen, tutti ripetono le stesse fandonie eretiche di Kiko e Carmen, tutti celebrano alla maniera stabilita da Kiko e Carmen... tutte le comunità del Cammino sono "unite" e omologate al kikismo-carmenismo, perfino con la "rassicurazione identitaria" («faccio il Cammino, faccio le Lodi, faccio la Decima!")» menzionata da p.Pifizzi".

La critica di ByTripudio parte da un presupposto teologico errato: l’idea che la liturgia sia solo culto a Dio e non anche luogo dell’unità ecclesiale. Il Concilio Vaticano II insegna esattamente il contrario. Sacrosanctum Concilium afferma che nella liturgia “si manifesta e si realizza la natura della Chiesa”, e Lumen Gentium ricorda che partecipando all’Eucaristia i fedeli “vengono uniti più strettamente a Cristo e tra loro”. Dunque la liturgia è certamente culto a Dio, ma è anche il luogo in cui l’unità ecclesiale si esprime, si rafforza e si edifica sacramentalmente. Negarlo significa contraddire il Magistero. ByTripudio confonde inoltre la causa dell’unità con il luogo in cui essa si manifesta. L’unità non è un prodotto umano, ma un dono dello Spirito che trova nella liturgia il suo spazio naturale di espressione. Che un sacerdote non dica colloquialmente “oggi celebro il luogo dell’unità ecclesiale” è irrilevante: non tutto ciò che è teologicamente vero deve essere pronunciato in forma colloquiale. Ciò non toglie che sia vero. A questo errore teologico si aggiunge un uso strumentale dell’argomento per attaccare il Cammino Neocatecumenale. Espressioni come “kikolatria-carmenlatria” non sono argomentazioni, ma etichette polemiche che non dimostrano nulla. La vita ecclesiale di qualsiasi realtà riconosciuta dalla Chiesa prevede pratiche comuni, una spiritualità condivisa e un cammino formativo. Questo non è “omologazione”, ma comunione. Se si vuole criticare, lo si faccia con argomenti, non con slogan.
Infine, l’idea che l’unità esista solo se tutti “fanno le stesse cose” è semplicemente falsa. La Chiesa cattolica comprende una pluralità di riti – romano, ambrosiano, mozarabico, bizantino, maronita, copto e molti altri – e tuttavia è una sola Chiesa. L’unità non richiede uniformità rituale, ma comunione con la Chiesa e con il suo Magistero. Il Cammino Neocatecumenale è approvato dalla Chiesa: questo basta a collocarlo pienamente dentro l’unità ecclesiale. L’affermazione di ByTripudio, dunque, non regge né dal punto di vista teologico né da quello ecclesiologico. È una lettura ideologica che utilizza un tema serio come la liturgia per ribadire un pregiudizio. La liturgia è culto a Dio, ma è anche manifestazione dell’unità della Chiesa: lo insegna il Concilio, non un’opinione personale. E usare questo tema per attaccare una realtà ecclesiale riconosciuta è un’operazione che rivela più l’intento polemico dell’autore che una reale comprensione della liturgia cattolica.

Cari partecipanti al blog Osservatorio ma voi siete d'accordo con gli sproloqui di ByTripudio?
Osservatorio finito ha detto…
Leggere ciò che scrive ByTripudio è davvero esilarante: pretende di interpretare il pensiero del sacerdote meglio dell’autore stesso. Forza il testo in ogni modo pur di far dire al presbitero qualcosa contro il Cammino, un tentativo talmente forzato da risultare ridicolo e privo di credibilità.Ma come fate a stare ancora su quel blog?Scappate salvatevi da questo gioco demenziale.

Osservatorio finito ha detto…
ByTripudio nega il valore delle catechesi mistagogiche di S.Cirillo di Gerusalemme siamo veramente al ridicolo. L’affermazione secondo cui le Catechesi mistagogiche attribuite a san Cirillo di Gerusalemme sarebbero una “truffa storicamente documentata” è semplicemente falsa e rivela una conoscenza molto superficiale della questione. Gli studiosi non parlano di “falsificazione”, ma di dibattito attributivo.La questione è nota: alcuni ritengono che le ultime cinque catechesi siano opera di un autore diverso (forse il vescovo Giovanni di Gerusalemme), ma rimangono comunque testi del IV secolo, pienamente inseriti nella tradizione liturgica e catechetica della Chiesa antica. Nessuno studioso serio le definisce “truffe” solo i ciarlatani come ByTripudio, è un termine improprio, sensazionalistico e privo di fondamento accademico. Indipendentemente dall’autore preciso, le catechesi: sono citate da secoli nella teologia liturgica, sono utilizzate come fonte per comprendere la prassi mistagogica antica, sono incluse nelle raccolte patristiche ufficiali, sono riconosciute come testimonianza autentica della liturgia gerosolimitana del IV secolo. La loro autorevolezza non dipende dal nome preciso dell’autore, ma dal loro valore storico e teologico. Paragonare poi un dibattito attributivo patristico a una bottiglia avvelenata è una idiozia, un espediente emotivo, non un ragionamento.
È come dire che, siccome alcune lettere attribuite a san Paolo sono considerate “deuteropaoline”, allora sarebbero “velenose”.
Nessuno studioso serio parlerebbe così, ma il ciarlatano ByTripudio si.
La Chiesa non funziona con metafore tossicologiche, ma con criteri storici e teologici. Il punto fondamentale è questo: le catechesi mistagogiche sono perfettamente ortodosse e rappresentano la fede della Chiesa del IV secolo.
Non contengono “eresie”, non contengono “veleni”, non contengono nulla che giustifichi l’immagine dell’arsenico. Sono testi che descrivono: la liturgia
,il simbolismo sacramentale, la vita cristiana, la mistagogia post-battesimale Tutto in perfetta continuità con la tradizione cattolica. Quando si usa un linguaggio così carico (“truffa”, “arsenico”), non si sta facendo storia, ma propaganda.La questione accademica è molto più semplice: autore incerto, testo autentico, contenuto pienamente cattolico.Le Catechesi mistagogiche non sono una “truffa”, ma una delle testimonianze più preziose della liturgia antica. Il dibattito sull’attribuzione non ne intacca né il valore né l’autorevolezza. L’esempio dell’arsenico è una metafora impropria che serve solo a creare allarmismo e a screditare fonti che la Chiesa considera da sempre parte della sua tradizione.

L'unica truffa è il blog Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo vertià e le bugie che diffonde.

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