Quindici anni di accuse senza prove: il fallimento dell’Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale

Da ben quindici anni un gruppo di persone, il più attivo delle quali si firma con lo pseudonimo ByTripudio, attacca il Cammino Neocatecumenale attraverso un blog che si è autodefinito Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità.

Se lo scopo di questo blog era danneggiare il Cammino Neocatecumenale, i partecipanti dovrebbero ammettere di aver fallito miseramente. Infatti, nei quindici anni di attività dell’Osservatorio, il Cammino ha ottenuto tutte le approvazioni da parte della Santa Sede, Statuto, Direttorio Catechistico, ed è stato ricevuto con stima e affetto da tutti i Papi: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco e Leone XIV, sempre incoraggiato, ma anche corretto quando necessario.

Mi chiedo se i partecipanti al blog Osservatorio si siano mai domandati se la loro opera non abbia finito per favorire il Cammino Neocatecumenale, anziché ostacolarlo?

Vorremmo che i nostri amici del blog Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità ci spiegassero come mai le loro accuse non siano mai state confermate dalla Chiesa Cattolica. Come mai nessun Papa le ha mai prese in considerazione? Da decenni il blog parla di abusi, violenze e comportamenti al limite del codice penale, eppure nessuna di queste accuse è mai stata accolta o valutata dai Pontefici. Mi chiedo se i partecipanti al blog Osservatorio abbiano mai pensato che forse nessuno crede alle loro accuse perché infondate?

Per accusare servono prove, e quel blog ne ha portate sempre poche o nessuna, limitandosi a illazioni.

Rimane per noi un mistero il comportamento dei partecipanti all’Osservatorio quando furono invitati dalla commissione diocesana di Madrid, che sta lavorando alla causa di canonizzazione di Carmen Hernández. Furono invitati, ma si rifiutarono di partecipare, declinando incomprensibilmente l’invito. Quale occasione migliore, se ,come sostengono , dicono la verità, per presentare le loro dichiarazioni alla commissione e smentire la fama di santità di Carmen, da loro definita “megera”? Se davvero dicono la verità, quale occasione migliore per smascherare le presunte bugie del Cammino Neocatecumenale?

Noi pensiamo che i nostri amici del blog Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità si siano rifiutati di accettare l’invito della commissione di Madrid perché non hanno nulla in mano e si limitano a illazioni, pettegolezzi e diffamazioni; presentandosi di persona si sarebbero esposti a conseguenze legali, a querele. Altra spiegazione non sappiamo darla, e vorremmo che qualcuno del blog ce la fornisse.

Inoltre, se ,come affermano , il loro scopo è fare “controinformazione” perché ritengono che l’informazione sul Cammino non sia veritiera, allora chiediamo: perché agire in modo anonimo?
E soprattutto: perché non presentano mai prove concrete di ciò che affermano?
Le loro testimonianze sono quasi sempre vaghe, anonime, prive di riscontri: più illazioni che argomentazioni serie e verificabili. È difficile parlare di “controinformazione” quando mancano trasparenza, responsabilità e documentazione.

Del resto, una persona come ByTripudio, che si nasconde dietro l’anonimato e che, per non essere scoperto, usa due PC diversi e due indirizzi email diversi, deve avere dei buoni motivi per voler restare così anonimo. Vorremmo che ci dicesse cosa ha da nascondere. Se, come sostiene, dice la verità, perché si nasconde?

Molti hanno criticato anche duramente il Cammino Neocatecumenale a viso aperto, scrivendo libri o intervenendo pubblicamente, e non risulta che abbiano subito grandi conseguenze.

Non che ci interessi realmente conoscere la vera identità di chi interviene sul blog Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità, ma come possono pensare di convincere qualcuno restando anonimi e presentando testimonianze vaghe, argomenti infondati e accuse senza prove?

I partecipanti al blog Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità hanno fatto un bilancio di questi quindici anni? Quali risultati hanno ottenuto?Ci pensino!



Commenti

Anonimo ha detto…
Concordo pienamente. Considerata la mole di commenti che il signor Tripudio ha scritto in questi anni, deve aver organizzato gran parte della sua vita attorno alle esigenze di mantenere un blog del genere. Questo era certamente vero negli anni passati, visto che ormai scrive poco perfino lui; ma ai tempi d’oro ricordo numerosi interventi, anche al ritmo di due o tre a settimana.
Per carità, alla fine tutto quel mare di parole si riassume in una paginetta striminzita, dato che le critiche sono sempre le solite quattro o cinque, allungate, rielaborate e commentate all’inverosimile. Tuttavia, bisogna ammettere che l’impegno non dev’essere stato poco: quasi un secondo lavoro.
Ora, se un individuo del genere decide di impegnare così tante risorse in un’opera calunniatrice per più di quindici anni, ditemi voi se non ci siano gli estremi per un profondo disagio psicologico di tipo maniaco-ossessivo. Poi però si vede che, in realtà, ce l’ha con tutta la Chiesa e quindi, in parte, la cosa va ridimensionata. non deve aver vissuto una vita facile, sempre in continua agitazione! Giuseppe
Osservatorio finito ha detto…
Mi piacerebbe che ByTripudio e altri spiegassero il motivo per cui hanno speso così tanto tempo su un blog simile senza poi ottenere nulla. Cosa cercavano partecipando a quel blog, uno sfogo, una rivalsa? Non sarebbe stato più sensato impiegare tutte queste energie in modo più costruttivo?
Osservatorio finito ha detto…
Ho dato un’occhiata ai blog filo-tradizionalisti sullo scontro tra Trump e Papa Leone XIV. Per me, le parole del presidente Trump sono molto gravi: nemmeno i regimi peggiori hanno osato parlare così del Papa. I siti e blog filo-tradizionalisti minimizzano, così come il cardinale Burke, evidentemente vicini culturalmente al mondo MAGA o a quello di Trump. Io, invece, penso che un cattolico dovrebbe indignarsi per il modo in cui ha parlato Trump e difendere il Papa.
Osservatorio finito ha detto…
JD Vance, attuale vicepresidente degli Stati Uniti, ha dichiarato: “Sarebbe meglio che il Vaticano si occupasse delle questioni morali e lasciasse al presidente degli Stati Uniti il compito di definire le politiche pubbliche americane”. Considerando che Vance è cattolico, sarà interessante vedere come reagiranno il cardinale Burke e i siti tradizionalisti. Trump è protestante, ma con un vicepresidente cattolico i tradizionalisti non hanno più scuse. Il Papa ha pieno diritto di parlare della guerra, perché non è solo una questione geopolitica, strategica o di politica estera: è prima di tutto un tema morale, che tocca la dignità della persona, il valore della vita e la responsabilità etica delle nazioni. Nella tradizione cattolica, la riflessione sulla guerra è parte della morale da secoli: basti pensare alla dottrina della “guerra giusta” elaborata da Agostino e Tommaso d’Aquino, che stabilisce criteri per valutare quando l’uso della forza possa essere legittimo o, al contrario, gravemente ingiusto. Per questo, quando il Papa interviene su conflitti, escalation militari, armi o responsabilità degli Stati, non invade il campo della politica estera: svolge il suo compito morale, richiamando popoli e governanti ai principi di giustizia, pace e tutela della vita umana. In altre parole, la guerra riguarda la morale cristiana perché riguarda l’uomo, e ciò che riguarda l’uomo riguarda la Chiesa. Vediamo come se ne escono i siti Messainlatino, Chiesa e Post Concilio e simili.


Osservatorio finito ha detto…
Il blog Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità è così scorretto da ripubblicare più volte i thread che Google gli rimuove. Questo già basta a squalificarli e a renderli poco credibili. Il loro atteggiamento illegale e fraudolento li scredita ulteriormente e, nonostante decenni di sforzi, oggi non raccolgono che un pugno di mosche. Sono sempre di meno, i contatti del blog calano, mentre questo blog riceve moltissime visite da tutto il mondo.
Osservatorio finito ha detto…
Non resisto a commentare questo intervento di ByTripudio è un capolavoro di sciocchezze:

"by Tripudio14 aprile 2026 alle ore 11:17

La tuttora grave crisi nella Chiesa è dovuta ad un branco di "rivoluzionari" che scalpitavano fin da prima del Concilio desiderosi di fare una "rivoluzione". Ognuno a modo suo, ma tutti concordi sul principio che ciò che è "vecchio" ("preconciliare") va abolito, e ciò che è "nuovo" (le proprie stramberie) deve prenderne il posto. E come ben sapete, i pessimi esempi sono assai più facili da imitare dei buoni esempi".

Risposta

Le solite accuse generiche: i rivoluzionari sarebbero forse i padri conciliari? Papa Paolo VI? Il nuovo messale, infatti, è stato voluto e approvato da san Paolo VI. La liturgia tridentina fu riformata dal Concilio Vaticano II e non si trattò di un colpo di mano. Già dall’inizio del Novecento, il movimento liturgico nella Chiesa chiedeva riforme, e altre voci interne invocavano cambiamenti nella liturgia perché ne vedevano i difetti nel rito di Pio V.

Osservatorio finito ha detto…
by Tripudio14 aprile 2026 alle ore 11:17

Fra i tanti "rivoluzionari" ci sono anche Kiko e Carmen. Inventarono il Cammino al preciso scopo di esserne i fondatori temuti, ubbiditi, e soprattutto pagati. Contestualmente insegnarono un mucchio di corbellerie (ben calibrate, per costituire una setta, e probabilmente non tutta farina del loro sacco) ed imposero la "liturgia" degli strafalcioni. Volevano, insomma, fare la propria "rivoluzione" per trarne vantaggi personali (e convinti di esserne i protagonisti, quando in realtà qualche manina esterna li ha imboccati al momento giusto, cfr. ad esempio la nota laudatoria bugniniana del 1974, quando erano ancora degli emeriti sconosciuti spagnoli accasatisi a Roma a spese di qualche parrocchia benestante).

Risposta

Questa è una visione dei fatti che esiste solo nella mente distorta di ByTripudio. Sono pure farneticazioni: il Cammino Neocatecumenale è nato per volontà di Dio e si è sviluppato grazie a Lui. ByTripudio ricade nel solito complottismo, racconta fatti senza fornire prove, limitandosi a illazioni, invenzioni e affermazioni esagerate.

Osservatorio finito ha detto…
by Tripudio14 aprile 2026 alle ore 11:17

Chiunque neghi la gravità della crisi in cui versa la Chiesa, ne è complice. Chiunque tenti di miscelare "diavolo e acquasanta" - cioè le novità "rivoluzionarie" e la consolidata Tradizione -, è come minimo ignorante. Quelli che si illudono che la "rivoluzione" sarebbe almeno fino ad un certo punto "accettabile", sono utili idioti dei "rivoluzionari". Per esempio, il Concilio non ha richiesto la "comunione sulla mano", non ha richiesto di "girare gli altari", non ha richiesto di trasformare la liturgia in una sorta di "spettacolino autogestito"... e però, se hai perplessità su anche una sola di quelle cose, ti etichettano spregiativamente "preconciliare".

Risposta

ByTripudio presenta la tradizione in modo distorto, con superficialità e talvolta con malafede. Il Concilio Vaticano II non aveva il compito di trattare ogni singolo aspetto disciplinare o liturgico, né avrebbe potuto farlo: il suo scopo era offrire orientamenti teologici e pastorali, non un nuovo Caeremoniale completo. La celebrazione verso il popolo non è stata “inventata” dopo il Concilio: è stata una scelta maturata in continuità con la actuosa participatio richiesta dal Vaticano II e attuata con il consenso esplicito di Paolo VI. Inoltre, l’altare rivolto al popolo non è una novità moderna: è una prassi antica, attestata in molte chiese dei primi secoli e recuperata nel XX secolo. Lo stesso vale per la comunione sulla mano. Non spettava al Concilio decidere su questo punto, perché Paolo VI aveva delegato la competenza alle Conferenze Episcopali, che hanno valutato pastoralmente la questione. Anche questa pratica non è un’invenzione contemporanea: nei primi secoli era il modo ordinario di comunicarsi.
Il senso della comunione sulla mano è favorire una confidenza rispettosa con la Santissima Eucaristia, dopo secoli in cui i fedeli si comunicavano raramente e spesso con un atteggiamento di distanza più culturale che teologica. Recuperare un gesto antico non significa mancare di rispetto, ma riscoprire una forma di venerazione che unisce intimità e riverenza. Non è che la comunione sul palmo delle mani o girare gli altari ha provocato la crisi di fede.La crisi di fede era già in atto prima del Vaticano II ed una delle cause è proprio una liturgia che il popolo non viveva veramente, un laicato messo ai margini della Chiesa. Per applicare il Vaticano II ci vogliono secoli, anche per applicare le riforme del Concilio di Trento occorsero secoli.Il messale di Pio V fu rifiutato in tante parti del nord Europa per secoli. ByTripudio è un asino ignorante che farebbe bene a studiare.

Osservatorio finito ha detto…
ByTripudio scrive

"Tutti i pontefici recenti si sono proposti di "applicare il Concilio" ma pur in buona fede hanno di fatto acconsentito allo sfascio. Per esempio, perché Giovanni Paolo II, pur a conoscenza dei sacrilegi avvenuti con l'introduzione della "comunione sulla mano", si limitò ad un flebile lamento nel 1980 (quando ancora non era stata introdotta né in Italia né in moltissimi altri paesi)? Perché Benedetto XVI, pur a conoscenza di tali sempre più numerosi sacrilegi, pur amministrando la Comunione solo in ginocchio e alla bocca, non ha fatto nulla per impedire alle conferenze episcopali di portarla avanti? (Ricordiamo che la "comunione sulle mani" non è prevista dalla liturgia cattolica: è solo un "indulto" delle conferenze episcopali, cioè un permesso provvisorio ritirabile in qualsiasi momento senza dover dare spiegazioni, e che non cambia la norma generale che la Comunione va ricevuta "alla bocca")

Risposta

ByTripudio presenta una ricostruzione che non corrisponde né alla storia né al Magistero. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI non hanno “acconsentito allo sfascio”: hanno applicato il Vaticano II, corretto abusi reali e riaffermato la continuità della Tradizione. Parlare di “sfascio” è un giudizio personale, non ecclesiale è uno slogam propagandistico non la realtà. Giovanni Paolo II non si è limitato a un “flebile lamento”: nel 1980 ha pubblicato Dominicae Cenae, un documento magisteriale che disciplina la questione della comunione e ribadisce che la comunione sulla mano è possibile solo dove le Conferenze Episcopali l’hanno introdotta con l’approvazione della Santa Sede. Non è un dettaglio: significa che la pratica è stata autorizzata dal Papa, non subita. Anche Benedetto XVI non ha mai considerato la comunione sulla mano un abuso da abolire. Ha scelto personalmente di distribuire la comunione in ginocchio e sulla lingua, ma non ha mai ritenuto necessario revocare una disciplina che la Chiesa considera legittima. Se l’avesse giudicata “sacrilega”, l’avrebbe semplicemente proibita. L’idea che la comunione sulla mano sia un “indulto provvisorio” è fuorviante. L’indulto è una forma stabile di disciplina approvata dalla Santa Sede e può durare indefinitamente. Dove è stato concesso, la comunione sulla mano è legge non indulto, un indulto è soggetto a condizione mentre la comunione sul palmo delle mani , dove autorizzata non è soggetta ad alcuna condizione, ma perfettamente legittima. Non è un abuso, non è una concessione tollerata a malincuore, non è una pratica “non prevista”. Infine, la comunione sulla mano non è un’invenzione moderna: è attestata nei primi secoli della Chiesa. La comunione sulla lingua è una forma venerabile e sempre valida, ma non è l’unica modalità riconosciuta dalla Chiesa. Gli abusi , che purtroppo possono verificarsi in qualunque forma, non invalidano una pratica approvata dal Magistero. La comunione sulla mano è antica, cattolica, autorizzata e mai revocata. Presentarla come causa di “sfascio” significa ignorare ciò che la Chiesa insegna e ciò che i papi hanno realmente fatto. ByTripudio ripete i soliti luoghi comuni ormai consunti e banali, la comunione sulle mani ha un profondo significato infatti le mani tese dimostrano la nostra piccolezza di fronte al Signore che viene tra le nostre mani come stette nella culla di Betlemme. Non è affatto una prassi sacrilega o offensiva, ByTripudio è ignorante.
Osservatorio finito ha detto…
ByTripudio scrive

L'esempio della "Comunione sulla mano" è solo uno dei tanti (ma che qui ricordiamo spesso in quanto nel Santissimo Sacramento vi è la presenza reale di Nostro Signore, a cui i kikolatri non credono). Comprendere il concetto e le conseguenze della "rivoluzione" è fondamentale per capire la crisi nella Chiesa in quanto i "rivoluzionari" o chiunque accetti un po' della "rivoluzione", stanno con ciò stesso implicitamente proclamando che tutti i santi preconciliari si sono sbagliati, e che si sono sbagliati anche tutti i sommi Pontefici preconciliari.

Risposta

L’idea che accogliere una disciplina approvata dalla Chiesa dopo il Vaticano II significhi “smentire tutti i santi e i papi preconciliari” è una costruzione ideologica, non cattolica. La Tradizione non è un blocco immobile: è una continuità viva, nella quale la Chiesa ha sempre sviluppato forme disciplinari diverse senza mai contraddire la fede. La comunione sulla mano non è una “rivoluzione”, né un’invenzione moderna: è attestata nei primi secoli, molto prima dei santi medievali e tridentini. Recuperarla non significa negare la comunione sulla lingua, ma riconoscere che la Chiesa può proporre modalità diverse di venerazione, tutte legittime. Se fosse davvero un gesto “non cattolico”, la Santa Sede non lo avrebbe approvato. Dire poi che chi la riceve sulla mano “non crede alla presenza reale” è un’accusa ingiusta e teologicamente infondata. La fede nella presenza reale non dipende dal modo in cui si riceve l’Eucaristia, ma dalla disposizione interiore e dall’obbedienza alla Chiesa. Infine, accogliere una disciplina liturgica approvata dal Magistero non significa affermare che i santi del passato “si sono sbagliati” anche perchè ci sono stati tanti santi e martiri che hanno fatto la comunione sul palmo delle mani, quelli della Chiesa primitiva. I santi hanno vissuto la fede secondo le norme del loro tempo; i fedeli di oggi la vivono secondo le norme attuali. La Chiesa non contrappone le epoche: chi lo fa sta sostituendo alla Tradizione viva una lettura ideologica che divide ciò che la Chiesa tiene unito. La comunione sulla mano è antica, cattolica e approvata; non smentisce i santi del passato e non crea alcuna “rivoluzione”. La crisi non nasce da chi segue il Magistero, ma da chi lo interpreta come se fosse un’opinione da accettare solo quando coincide con le proprie idee. Quante stupidaggini scrive ByTripudio.
Osservatorio finito ha detto…
ByTripudio scrive

"Benedetto XVI tentò inutilmente di stabilire "l'ermeneutica della continuità", ma sia i fautori del Concilio, sia i critici del Concilio, sono sempre stati tutti d'accordo che "prima" del Concilio c'era una Chiesa e una fede, e "dopo" il Concilio c'è una nuova "Chiesa" e una nuova "fede". Infatti chi professa quest'ultima non riesce a fare a meno di denigrare, o almeno mandare in soffitta, tutto ciò che c'era "prima".Del resto, dov'è che riusciresti a vedere una "continuità" fra la Messa tipicamente celebrata da padre Pio, e le Messe tipicamente celebrate in parrocchia oggi, o addirittura le carnevalate celebrate il sabato sera dai neocatecumenali

L’idea che tutti, favorevoli o critici del Concilio, concordino sull’esistenza di “due Chiese” (una prima e una dopo il Vaticano II) è falsa: è una narrazione ideologica, non la posizione della Chiesa cattolica. Benedetto XVI parlava di ermeneutica della continuità proprio perché la fede non cambia, mentre possono cambiare discipline, linguaggi e forme pastorali. Chi nega questa continuità rifiuta ciò che la Chiesa insegna su se stessa. Quanto alla liturgia: confrontare la Messa di padre Pio con celebrazioni parrocchiali trascurate o con veri abusi non prova nulla. Gli abusi non rappresentano la liturgia cattolica, così come gli eccessi del passato non rappresentavano tutta la Chiesa preconciliare. La continuità si misura sui testi ufficiali, e quelli del Messale di Paolo VI sono pienamente cattolici, radicati nella Tradizione e approvati dal Magistero. Padre Pio celebrava col Messale del 1962 perché era il rito vigente; se gli avessero chiesto di usare quello di Paolo VI avrebbe obbedito. Oggi il rito vigente è quello del 1970, e in entrambi i casi è la Chiesa a stabilire la forma liturgica. Non esistono “due fedi”: c’è un’unica fede professata in forme diverse nei secoli. Con la logica opposta, ogni riforma liturgica da Gregorio Magno a Pio XII avrebbe creato una “nuova Chiesa”, ma non è così che ragiona la Chiesa. Infine, definire “carnevalate” le celebrazioni del Cammino Neocatecumenale è sbagliato: sono buone celebrazioni che aiutano molti a vivere bene l’eucaristia. Nessuna celebrazione è impeccabile, nemmeno quelle tridentine, come ricordava sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Gli abusi vanno corretti, non usati per delegittimare ciò che la Chiesa ha approvato. La continuità esiste ed è reale.
Osservatorio finito ha detto…
Alcuni tradizionalisti , come ByTripudio e altri , sostengono che la riforma liturgica del Vaticano II avrebbe aperto la strada agli abusi liturgici, alimentando la narrazione secondo cui prima del Concilio Vativano II, la liturgia sarebbe stata perfetta, pura, immune da errori e da negligenze.
Questa ricostruzione non trova alcun fondamento nella storia reale della Chiesa è pura fantasia, propagandistica. Invito ByTripudio e chi ripete questa leggenda a leggere l’opuscolo di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, La Messa e l’Officio strapazzati. Il santo dottore denuncia con forza la superficialità, la fretta e la scarsa cura con cui molti sacerdoti del suo tempo celebravano la Messa secondo l’unico rito allora esistente, quello di Pio V.
Scrive, ad esempio, che alcuni sacerdoti «corrono la Messa» e «strapazzano l’ufficio», mostrando che gli abusi non sono nati nel 1969, ma
accompagnano la storia liturgica da secoli. Ricordo poi ai tradizionalisti ciò che affermava Antonio Rosmini nelle *Cinque piaghe della Santa Chiesa* (1848). La seconda piaga, dedicata alla liturgia, denuncia la distanza tra il culto e il popolo, l’incomprensibilità dei riti e la scarsa partecipazione dei fedeli. Rosmini non parla di un’età dell’oro, ma di una liturgia che necessitava di riforma ben prima del Vaticano II. A chi cita continuamente san Pio da Pietrelcina come paladino dell’immutabilità liturgica, o del messale di Pio V, ricordo un episodio riportato dai suoi biografi: il santo ebbe una visione di Cristo sanguinante che gli mostrava gli abusi commessi da alcuni sacerdoti del suo tempo ,decenni prima del Concilio Vaticano II, e li definiva «macellai». Padre Pio non si riferiva a riforme future, ma agli abusi presenti nella celebrazione del rito tridentino. Alla luce di queste testimonianze ,un Dottore della Chiesa, un grande riformatore ottocentesco e uno dei santi più amati del Novecento , risulta evidente che la narrazione secondo cui prima del Vaticano II tutto era perfetto è una costruzione ideologica, non un dato storico. Gli abusi liturgici non sono nati con la riforma: esistevano prima, durante e dopo il Concilio. Per questo motivo, le semplificazioni propagandistiche che alcuni tradizionalisti diffondono non possono essere prese sul serio da chi conosce la storia della Chiesa.

Caro ByTripudio le favolette raccontale ai creduloni del tuo blog.
Osservatorio finito ha detto…
Leggete cosa disse padre Pio:

"Padre Pio, durante la preghiera, ebbe una visione di Gesù profondamente ferito e sanguinante. Il santo, sconvolto, gli chiese:" Signore, chi ti ha ridotto così?" E Gesù rispose: «Sono i sacerdoti… dei macellai.».

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