Risposta agli errori di ByTripudio
Il nostro amico ByTripudio solleva spesso critiche radicali al Concilio Vaticano II, accusandolo di aver generato confusione dottrinale una rottura liturgica e ambiguità pastorali. Tuttavia, è possibile rispondere con argomentazioni teologiche solide, storiche e ben documentate, evitando sia l’ideologia che la difesa cieca..
È vero che la Sacrosanctum Concilium (n. 116) dichiara che il canto gregoriano «deve avere posto principale» nella liturgia romana. Tuttavia, il Concilio stesso consente altri generi musicali, a condizione che siano «conformi allo spirito della liturgia». La scomparsa del gregoriano in molte parrocchie non dipende dal Concilio, ma da decisioni pastorali successive, spesso influenzate da motivi diversi.
Non è la prima volta nella storia che un concilio viene applicato in modo parziale o distorto. Dopo il Concilio di Trento, la riforma liturgica voluta da san Pio V con il Missale Romanum del 1570 incontrò forti resistenze in diverse regioni d’Europa. Molte diocesi mantennero i propri riti locali per decenni. La storia dimostra che l’applicazione di un concilio è sempre graduale e complessa.
La comunione sulla mano poi è spesso accusata di essere una “novità post-conciliare”. In realtà, è una disciplina antichissima, risalente all’età apostolica. San Cirillo di Gerusalemme (IV sec.) insegnava ai neofiti:
“Fa’ della tua mano sinistra un trono per la destra, che deve ricevere il Re.” (Catechesi Mistagogica V, n. 21)
Questa prassi fu comune fino all’anno Mille, quando per motivi di riverenza si diffuse la comunione sulla lingua. Oggi, entrambe le forme sono discipline liturgiche legittime, con pari dignità. Lo conferma la Redemptionis Sacramentum (2004):
“Ogni fedele ha sempre il diritto di ricevere la Santa Comunione sulla lingua. Se il comunicando lo desidera, può riceverla sulla mano, dove questa prassi è stata approvata.” (n. 92)
La celebrazione versus populum (rivolti al popolo) non è un dogma, ma una disciplina liturgica. Il Concilio Vaticano II non l’ha imposta, ma la riforma successiva l’ha favorita per motivi pastorali. Anche la celebrazione ad orientem è legittima: entrambe le forme sono riconosciute dalla Chiesa.
Nella Basilica di San Pietro in Vaticano, si è sempre celebrato verso il popolo, sin dai tempi antichi, per motivi architettonici. Come scrive il cardinale Joseph Ratzinger:
“Nella Basilica di San Pietro, il Papa celebra da sempre rivolto verso il popolo, ma questo non ha mai significato una rottura con la Tradizione.” (Introduzione allo Spirito della Liturgia, 2000)
Il Concilio Vaticano II ha approfondito la visione della Chiesa come “Popolo di Dio” e “mistero di comunione” (Lumen Gentium, n. 9), ma non ha inventato questa ecclesiologia. Già il Concilio di Trento, pur concentrandosi sulla risposta agli errori protestanti, difese con forza la dimensione sacramentale, gerarchica e comunitaria della Chiesa.
L’unità visibile, la comunione con il Papa, il ruolo del vescovo e la validità dei sacramenti erano già al centro della visione tridentina. Il Vaticano II ha semplicemente espresso con maggiore chiarezza ciò che era già presente nella Tradizione.
Il Concilio Vaticano II è un Concilio ecumenico legittimo, convocato dal Papa e approvato dai vescovi in comunione con lui. I suoi testi fanno parte del Magistero ordinario universale e meritano obbedienza religiosa dell’intelletto e della volontà (Lumen Gentium, n. 25).
Benedetto XVI ha chiarito che il Concilio va interpretato nella continuità della Tradizione, non in rottura con essa:
“Il Concilio Vaticano II deve essere interpretato alla luce della Tradizione, non in rottura con essa.” (Discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2005)
Le critiche al Concilio Vaticano II spesso confondono le prassi post-conciliari con i testi conciliari. Ma la teologia, la storia e il Magistero dimostrano che:
- Il Concilio è autorevole, anche se pastorale.
- Le discipline liturgiche sono storicamente variabili.
- La comunione sulla mano e la celebrazione verso il popolo non sono rotture, ma prassi antiche.
- L’ecclesiologia della comunione ha radici profonde, ben prima del 1962.
- Le apparenti ambiguità vanno chiarite, non rigettate.
Difendere il Concilio non significa ignorare le difficoltà, ma accogliere la sua verità nella luce della Tradizione viva, come ha sempre fatto.
Commenti
" Intanto, come l'orchestra che continuava a suonare mentre il Tutanic affondava, ripartono imperterrite le catechesi...ho visto un invito, manco uno straccio di indicazione, di una parrocchia, un sacerdote, un ufficio diocesano, un gruppo...solo la citazione di papa Giovanni Paolo, " catechesi per giovani e adulti " giorni , orario e un nome con un numero di telefono. Sembra quasi un'iniziativa privata del tale che ha lasciato il suo recapito in fondo alla locandina".
Risposta
Cara Elena,
comprendo il tuo stupore davanti a una locandina che non riporta riferimenti espliciti a sacerdoti, parrocchie o uffici diocesani. Ma forse proprio questa scelta comunica il contrario di ciò che temi: non si tratta di un’iniziativa privata, bensì di un annuncio comunitario, ecclesiale, dove è la parrocchia stessa — attraverso la comunità — a invitare. Il Cammino Neocatecumenale, infatti, agisce sempre in comunione con il parroco e sotto la guida della Chiesa locale. Il nome e il numero riportati servono solo come contatto pratico, non come firma personale.Quanto al paragone con il Titanic, mi permetto di chiederti: su quali basi affermi che il Cammino stia affondando? Hai dati, studi, testimonianze che lo dimostrino? O si tratta di una percezione personale? Il Cammino è presente in migliaia di parrocchie nel mondo, ha generato vocazioni sacerdotali, missionarie e famigliari, e continua a offrire percorsi di fede a giovani e adulti. Certo, come ogni realtà ecclesiale, attraversa sfide e cambiamenti, ma parlare di “naufragio” richiederebbe ben altro fondamento. Il confronto è sempre utile, ma solo se fondato su rispetto, verità e desiderio di edificare. Se vuoi, possiamo approfondire insieme i frutti e le criticità del Cammino, con dati e testimonianze reali. Ma lasciamo da parte le metafore drammatiche e guardiamo con onestà alla realtà.
Fallacio Asino Vinicio.
Risposta
Iniziamo col dire in quale parrocchia è stata scattata la foto e chi l'ha fatta, così possiamo verificare se è autentica o meno. Siete perfettamente capaci di creare immagini false o artefatte. Una volta che ci direte chi sono gli autori, potremo discuterne. Ma, in ogni caso, anche se qualcuno avesse commesso un errore, cosa significherebbe? Errori liturgici si fanno in tutti gli ambiti e sono sempre esistiti, anche quando c'era solo il messale di Pio V, nonostante ciò che dicono ByTripudio e i tradizionalisti. Basta avere una minima conoscenza della storia della Chiesa e della liturgia per saperlo. Persino Antonio Rosmini, grande pensatore cattolico, definì la liturgia una delle cinque piaghe della Chiesa. Quindi, la liturgia perfetta non è mai esistita, non esiste e non esisterà mai, nonostante le illusioni dei fanatici del messale di Pio V.
Sempre che tu conosca Antonio Rosmini e abbia letto il suo libro "Le cinque piaghe della Santa Chiesa", potresti anche leggere "La Messa e l'Ufficio strapazzati" di Sant'Alfonso Maria de' Liguori, che descrive come veniva celebrata la messa al suo tempo, quando esisteva ancora solo la messa tridentina.