Il paradosso dei blog tradizionalisti: difendere la Chiesa contestando la Chiesa

Visitando blog come *Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità o siti filo‑tradizionalisti quali Chiesa e Post Concilio, Messainlatino e simili, ciò che colpisce immediatamente è la frequenza con cui vengono pubblicate dichiarazioni di persone appartenenti al clero che risultano sospese a divinis, scomunicate o comunque apertamente ostili alla Chiesa Cattolica e al Concilio Vaticano II. L’elenco è lungo: da don Leonardo Pompei (sospeso a divinis) a mons. Carlo Maria Viganò (colpito da scomunica), fino a vari sacerdoti marginalizzati dalla vita ecclesiale o in aperto dissenso con il Magistero e con i Papi. Mi piacerebbe che i partecipanti a questi blog avessero almeno la franchezza di dichiarare apertamente ciò che di fatto traspare da ogni loro intervento: per loro i discorsi dei Papi, il Magistero ordinario e straordinario, il Concilio Vaticano II e tutto ciò che la Chiesa ha insegnato e vissuto negli ultimi sessant’anni non ha alcun valore. Dirlo chiaramente significherebbe riconoscere di essere, di fatto, fuori dalla comunione ecclesiale, una realtà già evidente nei contenuti che diffondono. Su questi siti viene spesso esaltata anche la Fraternità San Pio X, presentata quasi come un modello da imitare. Ma di cosa, esattamente, sarebbe modello? Di scisma? Perché la loro decisione di procedere a nuove ordinazioni episcopali senza mandato pontificio non può che condurre a una scomunica latae sententiae: ordinare vescovi senza l’autorizzazione del Romano Pontefice è, per definizione, un atto scismatico. E cosa dire del fatto che il defunto mons. Marcel Lefebvre venga celebrato come un “santo” dai tradizionalisti, quando le sue scelte hanno causato gravi ferite alla comunione ecclesiale? Ha contestato apertamente un Concilio Ecumenico – il più rappresentativo della storia della Chiesa moderna – arrivando ad accusare il Vaticano di aver perso la fede. È difficile conciliare tutto questo con l’obbedienza ecclesiale che ogni cattolico, e ancor più ogni vescovo, è chiamato a vivere. La Chiesa non può inseguire i capricci di gruppi che pretendono di dettare condizioni alla comunione ecclesiale. È comprensibile il desiderio di una Chiesa unita, capace di ricomporre le fratture, ma non si possono accettare atteggiamenti che deridono, insultano o mettono alla prova la pazienza della Chiesa e dei Papi. La comunione non può essere negoziata sulla base di simpatie personali o nostalgie ideologiche: richiede adesione reale al Magistero, rispetto per il Concilio e obbedienza al Successore di Pietro.

Commenti

Post popolari in questo blog

Sei Papi, un’unica linea: il Cammino Neocatecumenale nella vita della Chiesa

LA COMUNIONE SUL PALMO DELLE MANI E' PECCATO?

Una testimonianza che rispettiamo ma non condividiamo