Perché escludere le donne dall’altare è contrario al Magistero: una risposta alle derive maschiliste
Tra i molti limiti del blog *Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità*, uno dei più gravi è la posizione che assume sul ruolo delle donne nella liturgia. Non è un caso isolato: la stessa impostazione si ritrova in diversi ambienti tradizionalisti che contestano la presenza femminile nel servizio di ministrante. È necessario stigmatizzare con chiarezza questa impostazione, perché riproduce dinamiche culturali che escludono le donne da un servizio che la Chiesa cattolica riconosce come pienamente legittimo.
Il servizio di ministrante **non è un ministero ordinato**, né un passo verso il sacerdozio. È un servizio funzionale, non sacramentale. Per questo **non esiste alcun motivo teologico per escludere le donne**. Il Codice di Diritto Canonico, al can. 230 §2, stabilisce che *laici e laiche* possono svolgere vari servizi liturgici, incluso il servizio all’altare, quando è utile alla comunitità.
Già nel 1994 la Congregazione per il Culto Divino ha chiarito che le conferenze episcopali e i vescovi possono autorizzare le ragazze come ministranti. Da allora, in moltissime diocesi del mondo questa è una prassi ordinaria e consolidata.
Nonostante ciò, il blog *Osservatorio* continua ad affermare che il servizio all’altare sarebbe “riservato agli uomini”. Una tesi del genere non ha alcun fondamento nel Magistero e rappresenta una forma di esclusione che nasce da motivazioni **culturali e ideologiche**, non dottrinali. Si tratta di una visione che interpreta la “tradizione” in modo selettivo, ignorando la reale varietà storica della prassi liturgica. Inoltre, l’idea che la presenza femminile “confonda i ruoli” non ha alcun supporto teologico.
Queste posizioni non corrispondono ai documenti della Chiesa e non rappresentano l’insegnamento cattolico. Al contrario, la Chiesa ha compiuto passi significativi verso il riconoscimento della corresponsabilità dei battezzati.
Con il Motu Proprio *Spiritus Domini* (2021), Papa Francesco ha modificato il can. 230 §1, aprendo i ministeri istituiti del **Lettorato** e dell’**Accolitato** anche alle donne. Se una donna può essere istituita **accolita**, cioè può ricevere stabilmente il ministero che include il servizio all’altare, allora è evidente che **non ha alcun senso escludere le ragazze dal servizio di ministrante**, che è una forma iniziale e non istituita dello stesso ministero.
L’argomento secondo cui “le donne non devono stare vicino all’altare” è dunque superato e smentito dalla normativa attuale. Le resistenze rimaste sono **culturali**, non teologiche.
Quando un blog sostiene che le donne non debbano servire all’altare, mette in atto una dinamica che attribuisce ai maschi un privilegio liturgico non fondato sulla dottrina, riduce la partecipazione femminile a ruoli considerati “secondari”, ignora la pari dignità battesimale e trasmette un messaggio implicito di inferiorità, soprattutto alle ragazze che crescono nella comunità. Inoltre contraddice l’evoluzione ufficiale della Chiesa, che ha riconosciuto e istituito ministeri laicali aperti anche alle donne.

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