Vent’anni di nulla: anatomia del fallimento dell’Osservatorio NC
La decadenza del blog Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità procede ormai a grandi falcate. L’ultimo thread, “Breve schema riassuntivo dopo ormai vent’anni di esistenza di questo blog”, è fiacco, monotono, ripetitivo: gli stessi concetti triti e ritriti, riproposti come se fossero rivelazioni. Gli autori sembrano a corto di idee. Persino il più attivo, l’ineffabile ByTripudio, scrive sempre meno: oggi appare più presente nei siti filo‑tradizionalisti come Chiesa e Post Concilio che nel blog che pretende di “smontare” il Cammino.
Nemmeno loro, ormai, sembrano più interessati al proprio progetto: i commenti sono quasi tutti dello stesso ByTripudio, che ha virato stabilmente verso posizioni tradizionaliste.
Da vent’anni questo blog produce migliaia di pagine e centinaia di migliaia di commenti contro il Cammino Neocatecumenale. È un fenomeno interessante, ma non per le conclusioni che propone: per la sua stessa esistenza. È fin troppo ovvio che la quantità di materiale non dimostra la verità delle tesi, ma solo la costanza degli autori e la loro evidente fissazione. La retorica dell’“1% di verità”, ripetuta da ByTripudio, è un espediente che permette di insinuare senza dimostrare: anche se fosse vero l’1%, resterebbe comunque il 99% di opinione personale.
Il linguaggio utilizzato – “carnevalata”, “eresie”, “dottrina inquinata” – dice molto più dello stato d’animo degli autori che della realtà ecclesiale. La Chiesa, che ha criteri ben più seri di un blog, ha approvato statuti, celebrazioni, seminari e missioni. Non ha mai definito il Cammino come eretico o pericoloso per la fede. Come ricordava Benedetto XVI: «La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione» – e il Cammino, piaccia o no, continua ad attrarre migliaia di persone.
Si può discutere, certo, ma non si può sostituire il Magistero con un sito web. Attribuire ogni crisi al Concilio Vaticano II o a una realtà ecclesiale è una semplificazione che tranquillizza chi la formula, ma non spiega nulla della complessità della storia della Chiesa.
Sono vent’anni che chiediamo ai detrattori una conferma nel Magistero delle loro tesi. Non l’abbiamo mai ricevuta. Al contrario, i Papi – da Giovanni Paolo II a Francesco – hanno incoraggiato, approvato e accolto il Cammino Neocatecumenale, e quando necessario lo hanno corretto. Come disse Giovanni Paolo II nell’Epistola Ogniqualvolta (1990): «Riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valido per la società e per i tempi odierni».
Una frase che da sola basterebbe a chiudere molte polemiche.
Colpisce anche l’uso del Giudizio Universale come arma polemica: un modo per trasformare la fede in un tribunale personale, dove gli autori del blog si collocano dalla parte dei “giusti” e gli altri dalla parte dei “condannati”. È un linguaggio che non nasce dalla serenità, ma dalla ferita. E infatti, leggendo con attenzione, si capisce che il blog non parla davvero del Cammino: parla di sé stesso. È un mondo chiuso, autoreferenziale, dove ogni critica conferma la tesi iniziale e ogni approvazione ecclesiale viene reinterpretata come un errore della Chiesa.
Ed è qui che emerge la domanda decisiva, quella che nessuno degli autori sembra voler affrontare:
se dopo vent’anni di attività, migliaia di pagine, un impegno quotidiano e ossessivo, il Cammino non è stato né abolito né condannato, ma anzi riconosciuto e approvato dalla Chiesa, perché continuare?
Perché perseverare in una battaglia che la Chiesa stessa non ha mai fatto propria?
Perché insistere su un fallimento evidente: quello di non aver convinto né i fedeli, né i pastori, né il Magistero?
Forse perché quel blog non nasce per informare, ma per confermare una ferita.
E quando una ferita diventa identità, guarire non è più un obiettivo: diventa una minaccia.

Commenti
«La diffamazione consiste nel rivelare, senza motivo oggettivamente valido, i difetti e le mancanze di un altro a persone che li ignorano; essa offende la virtù della giustizia e della carità».
E il n. 2479 aggiunge:
«La maldicenza e la calunnia distruggono la reputazione e l’onore del prossimo. Sono peccati gravi».
Questi insegnamenti derivano direttamente dal Ottavo Comandamento, “Non dire falsa testimonianza contro il tuo prossimo” (Es 20,16), che non riguarda solo la menzogna esplicita, ma anche ogni parola che ferisce ingiustamente la dignità dell’altro. Pertanto, se Uomo Libero desidera davvero attenersi al Catechismo della Chiesa Cattolica, dovrebbe ricordare che la prima forma di testimonianza cristiana è il rispetto della verità e dell’onore altrui. La critica è legittima, la diffamazione no. E questo non lo dico io: lo dice la Chiesa.»
Per questo, quando qualcuno continua a ripetere che la crisi della Chiesa è colpa del Concilio, non sta difendendo la Tradizione, ma una caricatura della Tradizione. E quando ignora l’azione dello Spirito Santo nella storia della Chiesa, finisce per assumere una posizione che, di fatto, si avvicina più all’eresia che alla fede cattolica.