LE SCIOCCHEZZE DI BY TRIPUDIO SULLA RIFORMA LITURGICA POST VATICANO II

È davvero sorprendente la mole di sciocchezze che ByTripudio riesce a riversare nei suoi commenti: la solita paccottiglia pseudo‑tradizionalista, fatta di leggende riciclate e slogan privi di fondamento. Basta leggere con attenzione per accorgersi che si tratta di un miscuglio di accuse mai dimostrate e di semplificazioni ideologiche. Se non è ignoranza, è malafede: un tentativo deliberato di mistificare la verità storica.

Le sue affermazioni sul Messale approvato da Paolo VI nel 1970 e sulla figura di Annibale Bugnini ripropongono vecchie dicerie. L’accusa di appartenenza alla massoneria non è mai stata provata: circolarono voci e dossier mai resi pubblici, ma nessun documento ufficiale ha mai confermato tale ipotesi. La nomina di Bugnini a nunzio in Iran nel 1975 fu certamente inattesa, ma non esistono prove che si trattasse di una “punizione” per colpe segrete. Parlare di “cardinale massone” è dunque una costruzione polemica, non un dato storico.

La liturgia scaturita dalla riforma post‑conciliare non fu un’invenzione arbitraria di Bugnini “a tavolino”, bensì il frutto del lavoro del Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia, un organismo collegiale composto da decine di esperti incaricati di attuare le direttive del Concilio Vaticano II. Paolo VI approvò personalmente il nuovo Messale con la costituzione apostolica Missale Romanum del 1969, sottolineando la continuità con la tradizione eucaristica della Chiesa. La riforma non intendeva “abolire” la liturgia precedente, ma semplificarne i riti, favorire la partecipazione attiva dei fedeli e rendere più accessibile la ricchezza biblica e teologica della celebrazione.

Non fu un colpo di mano modernista: la costituzione Sacrosanctum Concilium fu approvata dalla larghissima maggioranza dei Padri conciliari, compreso mons. Marcel Lefebvre. La commissione che procedette alla riforma si avvalse di eminenti studiosi ed esperti di liturgia, storia e teologia, cosa che non era avvenuta nella commissione post‑Trento, che operò con criteri più disciplinari che scientifici.

Già prima della riforma non mancavano voci critiche verso il rito tridentino. Romano Guardini scriveva nel 1930: “La liturgia non è opera del sacerdote, ma del popolo di Dio; il sacerdote presiede, ma tutti i battezzati celebrano” (Lo spirito della liturgia). Joseph Ratzinger ribadiva: “La liturgia è azione del popolo di Dio” (Introduzione allo spirito della liturgia, 2000).

È inoltre falso sostenere che il rito tridentino abbia “quindici secoli di storia” immutata. Il Messale di Pio V (1570) incorporava aggiunte medievali — come le preghiere ai piedi dell’altare, l’ultimo Vangelo, le rubriche minuziose — che non esistevano nel Sacramentario Gregoriano di Gregorio Magno. Nella Messa gregoriana le letture bibliche erano più ampie, come nel Messale di Paolo VI. Se il rito di Pio V fosse stato perfetto, non si capirebbe perché i Padri conciliari — che lo avevano sempre celebrato — abbiano deciso di riformarlo.

Quanto alla comunione, nei primi secoli era distribuita sotto le due specie, pane e vino, come Cristo aveva istituito. San Cirillo di Gerusalemme (IV sec.) scrive: “Ponendo la sinistra come trono della destra che deve ricevere il Re. Con la mano concava ricevi il Corpo di Cristo e rispondi: Amen” (Catechesi Mistagogica V, 21). San Giovanni Damasceno (VII sec.) conferma: “Poste le mani a forma di croce, riceviamo il corpo del crocifisso”. Non alla balaustra — introdotta solo dopo Trento — ma sul palmo delle mani, con gesti di riverenza.

Secondo ByTripudio, blindare la Messa con regole ferree garantirebbe autenticità. È un’illusione: gli abusi esistevano anche con il rito di Pio V. Il cardinale Bona (XVII sec.) lamentava rubriche osservate “più per formalismo che per devozione” (De divina psalmodia). Dom Prosper Guéranger (XIX sec.) denunciava la “messa letta frettolosamente, senza canto, senza partecipazione, con il popolo muto e distratto” (L’Année liturgique). Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, nel suo scritto La Messa e l’Officio strapazzati, ammoniva i sacerdoti contro celebrazioni irriverenti e scriveva: “Non mai alcun sacerdote dirà la messa colla divozione dovuta, se non ha la stima che merita un tanto sacrificio”. Anche San Carlo Borromeo, dopo Trento, emanò norme severe per correggere abusi liturgici.

Quanto alla pretesa “bellezza” del rito tridentino, essa spesso si riduce a sfarzo esteriore e rigidità rubricistica. Ma l’essenza della Messa non è lo spettacolo, bensì il mistero pasquale di Cristo. Le norme vanno rispettate, ma non assolutizzate. “La liturgia è principalmente culto divino, ma anche annuncio e partecipazione del popolo” (SC, n. 33).

Infine, si afferma che le chiese sarebbero “piene” quando si celebra il rito tridentino o il rito ambrosiano pre‑riforma. Ammesso che sia vero, questo non dimostra che la riforma post‑Vaticano II sia inefficace o sbagliata. La validità della riforma resta intatta, e il fatto che il rito di Pio V dovesse essere riformato rimane sacrosanto. Quel rito è inadeguato nella Chiesa post‑conciliare, che parla di ecclesiologia della comunione, di dialogo con le altre religioni e con il mondo moderno. Esprime una visione della Chiesa e dei sacramenti ormai superata, anacronistica e consunta.

La narrazione di ByTripudio riduce la riforma liturgica a un complotto massonico e a un tradimento della tradizione. In realtà, il Novus Ordo Missae è il frutto di un processo collegiale e conciliare, approvato dal papa e radicato nella tradizione. Gli abusi non ne intaccano la validità; e la stessa Messa tridentina fu una riforma, non un rito apostolico immutabile. Parlare di “invenzione diabolica” significa confondere polemica ideologica con storia documentata





Commenti

Anonimo ha detto…
I tradizionalisti se la cantano e se la suonano da soli: riescono a riempire una chiesa (e neanche tanto grande) solo quando la convocazione è regionale o addirittura nazionale. Di che cosa stiamo parlando, dunque?
Tripudio mistifica e stravolge qualunque cosa pur di proseguire ininterrottamente nel suo delirio contro la Chiesa. Probabilmente è anche per questo che quel blog insidioso si è progressivamente svuotato: da critico verso il Cammino si è spinto sempre più oltre, arrivando ad attaccare chiunque.
Credo sinceramente che sia una persona molto sola e amareggiata dalla vita, anni luce distante da ciò che un cristiano dovrebbe essere. Alla fine, questa è la dimostrazione che quando ci si stacca dalla Chiesa tutto precipita, ed è indubbio che Tripudio sia, a tutti gli effetti, fuori dalla comunione con la Chiesa. Giuseppe
Osservatorio finito ha detto…
I tradizionalisti rappresentano un problema nella Chiesa, non solo per l’attaccamento al rito di Pio V, ma per la visione che hanno dell’istituzione. Vorrebbero una Chiesa sempre in conflitto con le altre religioni e in guerra con il mondo moderno, cosa insostenibile. Una Chiesa chiusa, dogmatica e clericale, senza capire che il compito della Chiesa non è combattere il mondo: a questo pensano Al Qaeda e gli integralisti islamici, non i cristiani.
Osservatorio finito ha detto…
Non credo che questo ByTripudio parli per ignoranza, ma peggio ancora per malafede, distorcendo consapevolmente la verità. Spero che nessuno gli creda, perché sarebbe da compiangere. La gente va alla messa Tridentina per curiosità, essendo abituata alla messa di Paolo VI; è risaputo che si corre dietro alle novità. Ma se la messa Tridentina fosse la norma, la gente si stancherebbe anche di quella. Il Concilio Vaticano II non si è ancora realizzato, probabilmente non è stato nemmeno ancora compreso a fondo, e ci vorranno secoli perché si attui. Dopo quattro secoli di tridentinismo, non si poteva pensare che la Chiesa cambiasse in pochi anni.
Osservatorio finito ha detto…
Un altro grande del passato che sottolineò i problemi della liturgia tridentina fu Antonio Rosmini che scrisse: «La prima piaga della Chiesa è la divisione del popolo dal clero nel pubblico culto, ossia la separazione troppo netta venutasi a creare nel corso della storia tra ceto sacerdotale, esclusivo amministratore delle cose sacre, e fedeli laici, ridotti in stato di passività e soggezione".

Questo è tratto dalle Cinque piaghe della Chiesa di Antonio Rosmini altro che la messa "perfetta" di cui farnetica ByTripudio.La riforma liturgica post Vaticano II ha voluto proprio risolvere questo problema.
Osservatorio finito ha detto…
Ecco alcune critiche storiche al rito di Pio V:

Antonio Rosmini (1848, Le cinque piaghe della Chiesa)

Denunciò la “separazione del popolo dal clero nel culto pubblico”: la liturgia tridentina, celebrata in latino e con il sacerdote rivolto all’altare, lasciava i fedeli passivi e muti. Per Rosmini era una “piaga” che impoveriva la vita della Chiesa.

Movimento liturgico (XIX‑XX secolo)

Studiosi e monaci (soprattutto in Germania e Francia) notarono che la Messa tridentina era diventata un rito “assistito” più che partecipato.

Dom Lambert Beauduin (1919): propose la “partecipazione attiva” dei fedeli, criticando la Messa come spettacolo clericale.

Josef Jungmann (XX secolo):

Grande storico della liturgia, mostrò come il rito tridentino avesse ridotto la ricchezza delle liturgie medievali e patristiche, accentuando il ruolo del sacerdote e impoverendo quello dell’assemblea.
Osservatorio finito ha detto…
Molti Padri conciliari, durante il Concilio Vaticano II, denunciarono la “passività del popolo” e la “povertà biblica” della Messa tridentina, aprendo la strada alla riforma liturgica. Questi Padri, che in molti casi avevano celebrato per tutta la vita solo con il messale di Pio V, se decisero di riformarlo avranno avuto le loro ragioni: ne percepivano i limiti di fronte a una società moderna, ormai diversa da quella del passato.
Osservatorio finito ha detto…
ByTripudio ha affermato che il Vaticano II sarebbe stata la risposta sbagliata ma proviamo ad immaginare come sarebbe la Chiesa, se il Vaticano II non ci fosse stato. Immaginare la Chiesa senza il Concilio Vaticano II significa confrontarsi con i dati concreti della vita ecclesiale prima degli anni ’60. La Messa tridentina, celebrata in latino e con il sacerdote rivolto verso il tabernacolo era il cuore della liturgia. Tuttavia, studi come quelli di Josef Jungmann (Missarum Sollemnia) mostrano che la maggioranza dei fedeli non seguiva il rito: durante la celebrazione molti recitavano il rosario o altre devozioni personali, perché non comprendevano le parole né i gesti. La liturgia era percepita come “spettacolo del sacerdote”, con il popolo ridotto a spettatore. La Bibbia occupava uno spazio marginale. Il Messale tridentino proclamava solo una piccola parte della Scrittura: circa il 17% del Nuovo Testamento e meno dell’1% dell’Antico. La predicazione era spesso moralistica e breve, senza un vero legame con la Parola di Dio. Senza il Concilio, questo assetto sarebbe rimasto immutato, con un popolo di Dio poco nutrito dalla Scrittura e dipendente da formule fisse. Il rapporto tra clero e laici era segnato da una netta separazione. I ministeri laicali non esistevano, le donne non avevano alcun ruolo liturgico, e la comunità viveva la fede come spettatrice. Antonio Rosmini, già nel 1848, denunciava questa “piaga” della Chiesa: la separazione del popolo dal culto pubblico. Senza il Vaticano II, la sua denuncia sarebbe rimasta senza risposta, e la partecipazione attiva dei fedeli non avrebbe trovato riconoscimento.
Sul piano culturale, la Chiesa avrebbe mantenuto un atteggiamento difensivo verso la modernità. Negli anni ’60‑’70, con la rivoluzione culturale e sociale, il rischio di isolamento sarebbe stato enorme. Il Sant’Uffizio, ancora nel 1950, proibiva la partecipazione a incontri ecumenici: senza il Concilio, i rapporti con protestanti e ortodossi sarebbero rimasti segnati da diffidenza e condanna, e il dialogo interreligioso sarebbe stato impensabile. I dati dimostrano che il Vaticano II fu una svolta necessaria. Il nuovo Lezionario del 1969 triplicò la quantità di testi biblici proclamati. La liturgia venne resa comprensibile con l’uso delle lingue vive, e i laici furono riconosciuti come protagonisti della missione della Chiesa. Lumen Gentium riscoprì la dignità battesimale di tutti i fedeli, Gaudium et Spes aprì un dialogo con la cultura contemporanea, Unitatis Redintegratio e Nostra Aetate avviarono il dialogo ecumenico e interreligioso. Senza il Concilio, la Chiesa sarebbe rimasta più clericale, più rituale e meno partecipativa, con la liturgia percepita come un atto misterioso ma distante, e con la comunità cristiana arroccata in difesa contro il mondo moderno. Con il Concilio, invece, la Chiesa ha potuto respirare con linguaggi e strumenti nuovi, pur tra difficoltà e contestazioni, mantenendo la sua identità ma aprendosi al futuro.

Osservatorio finito ha detto…
Dato che ByTripudio cita a sproposito padre Pio da Pietrelcina, attribuendogli condanne al Concilio Vaticano II o sostenendo che avrebbe definito Kiko e Carmen falsi profeti – frasi e concetti che il santo non ha mai pronunciato – costruendo così un’immagine artificiale, funzionale a polemiche ideologiche ma lontana dalla sua vera esperienza mistica e dalla sua testimonianza, voglio riportare un episodio autentico della vita del frate di Pietrelcina, non le versioni edulcorate e false diffuse da ByTripudio.
Si tratta della visione in cui Gesù gli apparve e lo rimproverò duramente per gli abusi di alcuni sacerdoti. In quella rivelazione, Cristo usò parole severissime, definendoli “macellai”, perché celebravano la Messa senza devozione, trattando il suo Corpo e il suo Sangue come se fossero carne comune. È fondamentale sottolineare che questo episodio avvenne prima del Concilio Vaticano II, quando la liturgia era quella del Messale di Pio V. Non si trattava dunque di una critica alla riforma conciliare, ma di una denuncia degli abusi e dell’irriverenza che già allora ferivano la Chiesa. Gesù non condannava il rito in sé, ma il modo indegno con cui veniva celebrato da sacerdoti superficiali e distratti. Padre Pio, al contrario, viveva la Messa con una devozione intensa e visibile: le sue lacrime, i silenzi e la concentrazione profonda erano testimonianza di un amore totale per il sacrificio eucaristico. Inoltre, non si oppose alla riforma liturgica post‑conciliare, anzi la accolse e la difese. Proprio per questo la visione di Cristo assume un valore profetico: mostra che la crisi della Chiesa non nasce dal Vaticano II, ma ha radici più antiche, legate alla trascuratezza e al clericalismo del periodo preconciliare. Chi oggi brandisce il nome di padre Pio come arma polemica contro la riforma liturgica dimentica che lo stesso Gesù, apparendogli, denunciava gli abusi dei sacerdoti che celebravano con il Messale di Pio V. È una rimozione consapevole, perché riconoscere questo episodio significherebbe ammettere che la crisi non è frutto del Concilio, ma di una lunga storia di irriverenze e superficialità che già prima del 1962 ferivano il cuore della Chiesa.


Osservatorio finito ha detto…
Il modo di ragionare di ByTripudio — e di tanti pseudo‑tradizionalisti che gli assomigliano — ripropone un modello di cristianesimo che la Chiesa stessa ha superato da decenni. È una fede ridotta a sacramenti e dottrina, come se bastasse “fare il proprio dovere religioso” per essere cristiani, ignorando completamente la comunione ecclesiale. È un cattolicesimo da sacrestia, non da Vangelo. Il Magistero recente è chiarissimo: la Chiesa non è un distributore automatico di sacramenti né un museo della dottrina. La Communionis notio della Congregazione per la Dottrina della Fede afferma che il concetto di comunione sta «nel cuore dell’autoconoscenza della Chiesa» e che la relazione con Dio, comunicata nei sacramenti, «si estende anche ad una nuova relazione degli uomini tra di loro». Tradotto: non esiste sacramento senza fraternità. Non esiste dottrina senza carità. Non esiste fede senza comunione.Il Vaticano II ha completato ciò che Trento non aveva sviluppato: la Chiesa è Popolo di Dio, Corpo di Cristo, mistero di comunione, non un club spirituale per anime pie. La stessa Communionis notio denuncia come insufficienti quelle visioni ecclesiologiche che non integrano adeguatamente comunione, Popolo di Dio e Corpo di Cristo.Continuare a ripetere che “basta cercare Gesù nei sacramenti e nella dottrina” significa ignorare metà del cristianesimo. Significa proporre una fede monca, individualista, autoreferenziale, che non ha nulla a che vedere con la visione cattolica della Chiesa come fraternità. Come ricorda Bruno Forte, tutto — dottrina, diritto, sacramenti — ha senso solo se conduce alla carità e all’unità (La disciplina dell’unità nella Chiesa comunione). Eppure persone come ByTripudio continuano a pensare che una liturgia rigida e una dottrina irrigidita siano garanzia di autenticità e fedeltà a Dio. Ma è un’illusione: la rigidità non è un criterio teologico. È solo paura travestita da ortodossia.
L’impostazione tridentina che ByTripudio ripropone non è solo datata: è teologicamente insufficiente. È un cristianesimo che parla molto di Dio ma non sa vivere con i fratelli. E una fede senza comunione non è cattolica: è solo intimismo spirituale mascherato da tradizione. In fondo, ByTripudio ripropone ancora l’idea — vecchia e superata — che lo scopo primario della fede sia “salvarsi l’anima”, come se la salvezza fosse un affare privato, solitario, intimista. Ma questo modello non ha più alcun senso: non è evangelico, non è ecclesiale, non è cattolico. La salvezza cristiana è sempre comunione, mai fuga individuale.



Osservatorio finito ha detto…
Va sottolineato come ByTripudio cerchi costantemente di far passare falsità e insinuazioni per notizie.

"by Tripudio20 dicembre 2025 alle ore 11:18

La notizia di oggi è che mons. Schneider, che definì il Cammino «un cavallo di Troia nella Chiesa... un'eresia protestante-ebraica che di cattolico ha solo la decorazione» è stato ricevuto in udienza privata da papa Leone XIV, che ne ha "ascoltato diverse proposte" per il bene spirituale della Chiesa. Chissà che qualcuna non riguardi il Cammino - di cui entrambi ne conoscono il marciume. Intanto notiamo che quando si dice che "il Papa ha ascoltato", è generalmente un espediente giornalistico che significa "non è trapelato proprio nulla di ciò che il Papa ha detto". In qualità di sommo pontefice prende decisioni, parla, stabilisce: cioè importa ciò che ha da dire, non importa ciò che "ascolta"; potrebbe ascoltare delle richieste, delle spiegazioni, ma essendo il Papa non è vincolato a prenderle sul serio".

Come l solito ByTripudio fa solo insinuazioni, illazioni e nessuna notizia verificabile: questo è l’unico “contributo” che ByTripudio riesce a offrire. Gli esempi, del resto, non mancano. Basti ricordare quando, nel 2008, proclamava con assoluta sicumera che Papa Benedetto XVI non avrebbe mai confermato lo Statuto del Cammino Neocatecumenale né lo avrebbe approvato definitivamente. La storia ha smentito clamorosamente quelle previsioni, ma ciò non gli ha impedito di continuare, per decenni, a diffondere sciocchezze con la stessa ostinazione. È opportuno precisare un punto che lui finge di ignorare: Mons. Schneider è un vescovo emerito. Non è più titolare di una diocesi e, di conseguenza, non esercita alcuna autorità giurisdizionale. Il suo “potere”, in termini canonici, è pari a zero. Pensare poi che Mons. Schneider possa addirittura “chiedere al Papa” di prendere provvedimenti contro il Cammino Neocatecumenale è pura fantasia. Una costruzione immaginaria che esiste solo nella mente di ByTripudio e nel groviglio di sciocchezze che continua a rincorrere.

Osservatorio finito ha detto…
Ecco ancora un nutrito saggio di mistificazioni di ByTripudio:

"by Tripudio19 dicembre 2025 alle ore 14:04
Alcuni articoli che vale la pena rileggere:

- devastato un matrimonio? prima di difendere il Cammino, proviamo a riflettere (quando su Forum in tv rappresentarono una coppia in cui il marito kikolatrico ha accusato la moglie non kikolatrica di abbandono del tetto coniugale)

- quando il Cammino si intromette nella tua vita matrimoniale fino a distruggerti il matrimonio (alla faccia degli slogan "il Cammino ha salvato il mio matrimonio")

- neocatecumenali che insegnano nei corsi di preparazione al matrimonio in parrocchia e portano sé stessi come esempio

- ancora sui corsi prematrimoniali tenuti da neocatecumenali: monologhi, tragedie, pessimismo...

- testimonianza di una ex "promessa sposa" di un figlio del Cammino, mollata dieci giorni prima delle nozze, dopo cinque anni di fidanzamento, perché i cosiddetti "catechisti" lo hanno indotto a entrare in un seminario kikolatrico Redemkikos Mater

- un'altra testimonianza su indissolubilità del matriimonio".

LA SOLITA SPAZZATURA ALLA QUALE SIAMO PIU' CHE ABITUATI.
Vi esorto a non dare credito alle sciocchezze scritte da costui.

Osservatorio finito ha detto…
Le bugie di ByTripudio hanno, come sempre, le gambe corte. Basta approfondire un minimo per smascherare l’ipocrisia e la falsificazione sistematica con cui tenta di costruire narrazioni inesistenti. La “famosa” Messa in rito ambrosiano antico celebrata nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano — che secondo ByTripudio sarebbe stata “gremita di gente” come prova di un presunto movimento di massa — è stata in realtà semplicemente la riunione straordinaria dei quattro gruppi stabili che da anni seguono questo rito in Lombardia. Le fonti ufficiali lo dicono chiaramente. Il rito ambrosiano antico è oggi mantenuto vivo da quattro gruppi stabili presenti a Milano, Varese, Lecco e Legnano. Dunque, stiamo parlando di quattro città intere, tra cui la metropoli di Milano, che insieme riescono a radunare poco più di un migliaio di persone in un evento eccezionale, celebrato per il Giubileo e autorizzato appositamente dall’Arcivescovo.Questa sarebbe la “grande folla” che ByTripudio tenta di spacciare come un fenomeno popolare? È l’equivalente numerico di una convivenza di inizio corso di un singolo settore di una città medio-piccola nella quale c'è il Cammino Neocatecumenale. Da ribadire che non si tratta affatto di “fedeli comuni”: la stragrande maggioranza dei cattolici ambrosiani non frequenta il rito antico e non ne è minimamente interessata. Quelli presenti a Sant’Ambrogio erano semplicemente i membri dei gruppi stabili già esistenti, più qualche curioso attratto dall’eccezionalità dell’evento. Insomma: uno sparuto gruppo, ben lontano dalla “moltitudine” che il cialtrone ByTripudio ha cercato di far credere. Bugie, solo mistificazioni : è l’unica cosa in cui eccelle.

Le fonti sono Avvenire
La Provincia di Varese
Il link del video è il seguente: https://www.youtube.com/watch?

ByTripudio è un bugiardo e un cialtrone.

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