Il discorso di Papa Leone XIV ha demolito questa impostazione. La musica sacra non è un trofeo da esibire, non è un feticcio estetico, non è un campo di battaglia per chi vuole sentirsi più “puro” degli altri. La musica sacra serve a pregare, a unire, a far partecipare. Chi usa il gregoriano per giudicare i canti delle parrocchie, delle comunità o del Cammino Neocatecumenale sta già tradendo il gregoriano stesso, riducendolo a un simbolo identitario invece che a una forma di preghiera.
Il Papa ha ricordato nella udienza generale di oggi che il canto deve essere nobile, semplice, comprensibile, adatto all’assemblea. Esattamente ciò che fanno i canti del Cammino Neocatecumenale, radicati nella Scrittura e nella Tradizione, capaci di far pregare persone che magari non hanno mai aperto un libro di musica. Disprezzarli non è difendere la liturgia: è difendere il proprio ego ferito.
Il Concilio dice che il gregoriano ha il primo posto, ma non esclude altri generi. Chi esclude, chi pretende un solo stile, chi demonizza tutto ciò che non è gregoriano, non sta difendendo la Tradizione: sta contraddicendo il Magistero. E quando il Papa parla di inculturazione, di accogliere le tradizioni musicali delle culture, manda in tilt chi vuole imporre il Medioevo a tutti. La cattolicità è plurale, non monocromatica. Chi non sopporta questa pluralità non ha un problema liturgico: ha un problema ecclesiale.
Il blog “Osservatorio” e i siti tradizionalisti hanno una cosa in comune: non sopportano che la Chiesa sia viva. Che preghi con voci diverse, culture diverse, sensibilità diverse. Preferiscono la polemica alla comunione, il museo alla missione, la nostalgia alla realtà. Il Papa invece chiede ai compositori di custodire il patrimonio e creare nuove musiche. Non dice di ripetere il passato come automi. Dice di custodire e generare. Chi vuole solo il passato non è tradizionalista: è paralizzato.
Il gregoriano è un tesoro, ma un tesoro non si usa per picchiare gli altri. Chi lo brandisce contro i canti del Cammino o della Messa parrocchiale sta profanando proprio ciò che dice di amare. La liturgia non è un club per intenditori, è la preghiera del Popolo di Dio. Se un canto aiuta il popolo a pregare, è musica sacra. Se serve solo a far sentire qualcuno più “puro”, è vanità spirituale.
Il problema non è il gregoriano, ma chi lo utilizza per disprezzare. E chi disprezza ciò che aiuta a pregare, disprezza la Chiesa stessa. I canti del Cammino Neocatecumenale possono anche non piacere, ma hanno il grande merito di coinvolgere tutti: a cantarli non è solo il cantore, ma l’intera assemblea. Questo è un esempio da seguire, non da criticare.
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