Chiarezza liturgica: errori nel video di don Crescimanno
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Girando su YouTube mi sono imbattuto in un video in cui un sacerdote, don Claudio Crescimanno, che risulta essere stato interdetto dal suo Vescovo , sostiene che la Messa di Paolo VI sarebbe identica alla “Santa Cena” protestante. Se questo è il livello dei suoi insegnamenti, non sorprende che sia stato rimosso dal ministero. Le sue affermazioni sono gravi e piene di errori teologici e storici, e vorrei invitare le persone semplici, che non hanno studiato teologia, a essere prudenti nell’accogliere ciò che dice. Provo a spiegare in modo chiaro gli errori presenti nel video.
Il primo equivoco è confondere la somiglianza esteriore con la sostanza teologica. Il fatto che una liturgia luterana abbia un canto d’ingresso, un saluto, un Kyrie, un Gloria, letture e predicazione non significa che la Chiesa cattolica abbia copiato Lutero. Questi elementi non sono invenzioni della Riforma: appartengono alla liturgia cristiana antica, comune a tutto l’Occidente. Lutero non ha creato un rito nuovo; ha semplicemente semplificato quello medievale, togliendo ciò che non accettava.
La riforma liturgica cattolica post Vaticano II non ha imitato il protestantesimo: ha recuperato elementi della tradizione patristica, come mostrano gli studi liturgici del Novecento. Dire che “la Messa di Paolo VI è uguale alla Messa di Lutero” perché ha Kyrie, Gloria e letture è come dire che due automobili sono identiche perché entrambe hanno quattro ruote e un volante.
Il video commette anche un errore storico evidente: attribuisce a Lutero l’invenzione dell’altare rivolto al popolo. In realtà, l’altare “versus populum” esisteva già nei primi secoli, soprattutto a Roma. Lutero non ha inventato nulla: ha semplicemente lasciato le chiese com’erano. L’idea che “i luterani hanno mantenuto l’altare a muro e i cattolici hanno copiato Lutero” è falsa. La riforma cattolica ha recuperato una prassi precedente alla Riforma protestante, non l’ha imitata.
Il punto più debole del video è però teologico. Don Claudio afferma che la liturgia luterana sarebbe stata creata per negare il sacrificio, la presenza reale e il sacerdozio. Questo è vero: la teologia luterana non accetta la transustanziazione, non riconosce il sacerdozio sacramentale e non considera la Messa un sacrificio propiziatorio. Ma da questo non segue che la Messa post Vaticano II condivida tali negazioni. Il Messale di Paolo VI afferma chiaramente la presenza reale sostanziale, il sacrificio propiziatorio, l’offerta sacerdotale, la transustanziazione e la continuità del sacerdozio apostolico. Nessuna liturgia luterana può esprimere tutto questo. La somiglianza esteriore non cambia la sostanza: la fede cattolica è proclamata nel canone, nelle orazioni, nella consacrazione, nell’epiclesi e nella formula della comunione. La liturgia cattolica non si definisce dal numero delle candele o dai movimenti del celebrante, ma da ciò che dice, fa e intende.
Il video usa anche un argomento emotivo: “la Messa antica è piena di giovani, la Messa nuova è piena di vecchi”. Questo non è un argomento teologico: è una generalizzazione basata su un’esperienza personale. In Germania la pratica religiosa è crollata da decenni: le chiese, cattoliche e protestanti, hanno età media alta per motivi culturali, non liturgici. Usare la demografia come prova teologica è un errore logico. L'affermazione andrebbe poi provata, mentre sembra pura propaganda.
Alla fine, il video costruisce un ragionamento sbagliato: la liturgia luterana sarebbe stata creata per negare la fede cattolica; la liturgia cattolica riformata le somiglierebbe esteriormente; quindi la liturgia cattolica riformata negherebbe la fede cattolica. È una fallacia della falsa equivalenza. Due cose possono somigliarsi esteriormente e avere significati opposti. Se fosse valido questo ragionamento, anche la Messa tridentina sarebbe “protestante”, perché condivide con i luterani il Kyrie, il Gloria, il Credo, le letture, il Padre nostro, la predicazione e la comunione sotto il pane.
In conclusione, il video confonde forma e sostanza, storia e ideologia, somiglianza esteriore e identità teologica. La Messa di Paolo VI non è “la Messa di Lutero”: è la Messa cattolica, con la dottrina cattolica, celebrata con una forma che recupera la tradizione antica. La liturgia luterana può imitare esteriormente la struttura cattolica, ma non può esprimerne la fede. La liturgia cattolica può condividere elementi esteriori con quella luterana, ma proclama ciò che Lutero ha negato. La somiglianza esteriore non determina la verità teologica. Sacerdoti come don Claudio non aiutano certo la comunione ecclesiale nè aiutano i fedeli meno informati.
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Commenti
Colpisce il fatto che, per questo commentatore, Papa Leone XIV sarebbe già da bocciare dopo pochi mesi di pontificato, solo perché non ha realizzato ciò che lui desiderava. Sembra davvero che alcuni abbiano scambiato la Chiesa cattolica per un partito politico, e il Papa per un segretario che cambia la linea a seconda delle pressioni interne. I malumori provengono chiaramente dall’area tradizionalista, che vorrebbe l’abolizione della Traditionis custodes e il ritorno al Summorum Pontificum. Tuttavia, è difficile immaginare che ciò avvenga: l’esperienza ha mostrato che la coesistenza di due forme del Messale romano, con visioni ecclesiali e calendari liturgici differenti, ha generato confusione e divisioni, pur essendo nata da intenzioni buone.
Non è realistico pensare che la Chiesa possa mantenere due forme del Messale che esprimono due ecclesiologie opposte. Il Messale di Pio V nasce dall’ecclesiologia tridentina, che concepiva la Chiesa come societas perfecta, rigidamente gerarchica e verticistica, con una liturgia di carattere apologetico e antiprotestante, centrata sul sacerdote e sul valore sacrificale della Messa. Il Messale di Paolo VI, invece, riflette l’ecclesiologia del Vaticano II, che vede la Chiesa come comunione, aperta al dialogo ecumenico e interreligioso, con una liturgia che valorizza la partecipazione attiva del popolo di Dio. Due visioni così diverse non possono convivere stabilmente senza generare tensioni. È comprensibile che qualcuno rimpianga il passato, ma non si può pretendere che la Chiesa torni a modelli ecclesiologici superati solo per soddisfare nostalgie personali. Indietro non si torna!