Francia, i battesimi degli adulti e la smentita del catastrofismo tradizionalista
Negli ultimi anni la Francia ha registrato un forte aumento dei battesimi di adulti. Nel 2025 la Conferenza Episcopale Francese ha annunciato oltre 10.000 battesimi di adulti durante la Veglia Pasquale, un numero raddoppiato rispetto a pochi anni prima. Nel 2026 il fenomeno è ulteriormente cresciuto, superando i 13.000 battesimi di adulti. La visita di Papa Leone XIV ha mostrato una Chiesa che si sta risvegliando.
Si tratta di un dato che dovrebbe far riflettere soprattutto coloro che da decenni ripetono come un mantra che la Chiesa cattolica sarebbe in una crisi irreversibile a causa del Concilio Vaticano II, tra questi annoveriamo anche il blog Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità. Secondo una certa narrativa tradizionalista, il Concilio avrebbe svuotato le chiese, distrutto la fede e compromesso la missione evangelizzatrice della Chiesa. Eppure la realtà è molto più complessa.
Il risveglio religioso che si sta manifestando in Francia dimostra una verità semplice: non è un rito, in quanto tale, a convertire le persone. Non è il Messale di San Pio V a produrre la grazia. È Dio che converte i cuori. I sacramenti sono efficaci perché è Cristo ad agire nella Chiesa, non perché una determinata sensibilità liturgica possieda il monopolio della santità.
Per anni abbiamo sentito sostenere che la Messa di Pio V sarebbe l'unica fonte autentica di conversioni, di santità e di rinascita ecclesiale. Eppure la crescita dei catecumeni francesi avviene all'interno della Chiesa cattolica ordinaria, quella nata dal Concilio Vaticano II, quella che celebra prevalentemente secondo il rito riformato nelle lingue nazionali non certo il latino. Questo fatto, da solo, basta a smontare molte semplificazioni ideologiche. La verità che il tradizionalismo con la religione cattolica ha poco a che fare e si tratta di pura ideologia.
Inoltre, chi presenta la crisi attuale come la peggiore della storia della Chiesa mostra spesso una scarsa conoscenza della storia stessa.
La Chiesa ha attraversato crisi enormemente più gravi:
- Le persecuzioni dei primi tre secoli.
- Le grandi eresie cristologiche del IV e V secolo, soprattutto l'arianesimo.
- Lo scisma tra Oriente e Occidente del 1054.
- La crisi morale ed ecclesiastica che precedette la Riforma protestante.
- La Riforma luterana del XVI secolo, che portò alla perdita di intere nazioni.
- Le guerre di religione che insanguinarono l'Europa.
- La Rivoluzione francese con la persecuzione del clero.
- L'anticlericalismo dell'Ottocento.
- I totalitarismi del Novecento, nazismo e comunismo.
- La secolarizzazione contemporanea.
La crisi, dunque, non è un'anomalia nella vita della Chiesa. In un certo senso la Chiesa è sempre stata in crisi, perché è sempre stata chiamata ad annunciare il Vangelo in un mondo che spesso le è ostile o indifferente. L'epoca d'oro nella quale nella Chiesa andava tutto bene esiste solo nella fantasia dei tradizionalisti e dei partecipanti al blog Osservatorio.
Ciò che distingue il Concilio Vaticano II è l'aver compreso che la Chiesa non poteva limitarsi a parlare al mondo dall'alto di una fortezza. Ha scelto invece di entrare in dialogo con l'umanità contemporanea, non per rinunciare alla verità del Vangelo, ma per annunciarla in modo comprensibile agli uomini e alle donne del nostro tempo.
La costituzione Gaudium et Spes esprime precisamente questa scelta: condividere le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dell'umanità. La Chiesa ha deciso di non rinchiudersi in una cittadella assediata, ma di stare accanto alle persone reali, con le loro domande, le loro ferite e le loro inquietudini.
Allo stesso modo, il dialogo con le altre religioni non rappresenta una resa o un relativismo. È il riconoscimento che l'incontro è più evangelico del conflitto permanente. Dialogare non significa rinunciare alla propria identità, ma testimoniarla senza trasformare ogni differenza in una guerra.
Naturalmente questa apertura comporta dei rischi. Uscire dall'isolamento significa confrontarsi con una società complessa, pluralista e spesso secolarizzata. Tuttavia il rischio dell'incontro è preferibile alla sterilità dell'autoreferenzialità.
Se la Chiesa avesse scelto di chiudersi completamente in se stessa, probabilmente sarebbe diventata una realtà sempre più marginale, incapace di parlare alle nuove generazioni e sempre più distante dalla vita concreta delle persone. La Chiesa senza Vaticano II sarebbe come la Fraternità Sacerdotale San Pio X, una setta chiusa in se stessa, oltranzista e fanatica.
La Francia ci sta ricordando una verità fondamentale: il cristianesimo non rinasce attraverso la nostalgia, ma attraverso l'incontro vivo tra Dio e l'uomo. E quando Dio tocca il cuore delle persone, le conversioni arrivano. Con il Concilio Vaticano II. Senza il Concilio Vaticano II. Con il rito antico o con quello riformato.
Perché il protagonista della storia della Chiesa non è una corrente ecclesiale, non è una sensibilità liturgica, non è un partito interno. Il protagonista è sempre lo Spirito Santo. E, ancora una volta, sembra aver sorpreso tanto i secolaristi quanto i profeti di sventura.

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