Signor Pompei, chi accoglie i suoi errori si allontana dalla Chiesa e sarà giudicato da Dio
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Egregio si. Pompei, lei nel suo video dichiara di non voler più essere in comunione visibile con le gerarchie della Chiesa cattolica, definendole “la cosiddetta Chiesa di oggi”. Questa affermazione, da sola, costituisce già il delitto di scisma secondo il canone 751, che definisce scisma il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti. Non è una questione di interpretazione: è ciò che lei stesso ha scritto e dichiarato pubblicamente.
Lei sostiene che il Papa “tradisce il papato” e che l’autorità ecclesiastica “si scisma dalla fede”. Ma la Chiesa insegna da sempre la sua indefettibilità: la Chiesa non può tradire Cristo, né può “scismarsi dalla fede”. I singoli uomini possono sbagliare, ma la Chiesa come istituzione non può deviare dalla fede rivelata. Attribuire alla Chiesa o al Papa una deviazione dottrinale significa negare la loro legittimità, e questo è precisamente ciò che la Chiesa definisce scisma.
Lei cita episodi isolati ,dichiarazioni di singoli vescovi, documenti recenti, abusi liturgici, prassi discutibili , come prova di una deviazione globale della Chiesa. Ma gli abusi si correggono dentro la Chiesa, non contro la Chiesa. Nessuno di questi episodi giustifica la rottura della comunione gerarchica. Lei invece li usa per sostenere che la Chiesa post‑conciliare non è più interprete legittima dell’autorità vicaria. Questa è la posizione tipica dei gruppi sedevacantisti e vetero‑cattolici, non della tradizione cattolica.
Lei afferma di aver scelto irrevocabilmente di non celebrare più il Novus Ordo. Ma la disciplina liturgica universale è vincolante: il canone 846 §1 stabilisce che le azioni liturgiche devono essere compiute secondo i libri liturgici approvati. Rifiutare in modo assoluto la forma ordinaria della Messa non è una preferenza personale: è rifiuto della disciplina della Chiesa, uno degli elementi tipici dello scisma.
Lei cita Lefebvre e Viganò come esempi di “incompresi”, ma entrambi sono stati sanzionati proprio per atti scismatici. Citarli come modello significa collocarsi nella stessa linea di rottura. Lei non si sta difendendo: si sta auto‑collocando in un filone già noto e già condannato.
Lei chiede che le venga spiegato “in cosa sbaglia”, ma il delitto di scisma non richiede una confutazione dottrinale. Non è questione di errori teologici: è questione di atti. Lei ha dichiarato di non obbedire più al Papa, di non riconoscere la legittimità della gerarchia, di non celebrare più la liturgia della Chiesa, di non voler più comunione visibile. Il giudice non doveva confutarla: doveva constatare ciò che lei ha scritto.
Lei sostiene che “il problema non è canonico, è teologico”. No sig. Pompei: il problema è canonico perché lei ha compiuto atti che il diritto definisce scismatici. La teologia non annulla il diritto. La coscienza personale non annulla il diritto. La convinzione soggettiva non annulla il diritto.
Lei afferma che la sua “buona coscienza” prova che non è separato dalla Chiesa. Ma la Chiesa distingue tra comunione visibile (giuridica) e comunione invisibile (spirituale). La scomunica riguarda la comunione visibile, non lo stato soggettivo dell’anima. Uno può essere scomunicato anche se convinto di essere santo. Lei confonde due piani completamente diversi.
Lei dice di non essere separato dalla Chiesa, ma solo da coloro che la stanno “trasformando”. Ma “coloro” sono il Papa, i vescovi, il magistero attuale, la disciplina liturgica. Separarsi da loro significa separarsi dalla Chiesa visibile. Non esiste una “Chiesa parallela dei veri credenti”.
Lei annuncia che continuerà a fare apostolato, catechesi, confessioni e celebrazioni. Questo è un aggravante canonico: esercizio del ministero nonostante la scomunica, trascinamento di altri nella sua posizione, disobbedienza pubblica, perseveranza ostinata. Lei non sta subendo una persecuzione: sta proseguendo lo scisma.
Lei arriva persino ad affermare che la gerarchia ecclesiastica è “cismatica”. Questa è la frase più grave dell’intero video. Accusare la Chiesa universale di essere cismatica significa negare la sua indefettibilità, la sua legittimità, la validità del magistero e la successione apostolica. È la posizione tipica dei gruppi sedevacantisti, e lei la sta adottando pubblicamente.
Lei conclude dicendo che continuerà a proporre “la fede dei nostri padri” contro la Chiesa attuale. Ma la fede dei padri non è mai stata contro la Chiesa visibile. Lei sta creando una contrapposizione artificiale: “noi fedeli veri” contro “la Chiesa deviata”. Questo è esattamente il meccanismo mentale dei movimenti scismatici.
La verità è semplice: la sua scomunica non è una punizione politica. È la constatazione giuridica di ciò che lei ha detto e fatto. Lei ha dichiarato la separazione, l’ha motivata, l’ha resa irreversibile, l’ha praticata e l’ha diffusa. La sentenza non è ingiusta: è inevitabile.
A chi segue il sig. Pompei e chi frequenta il blog “Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità”, che spesso ha elogiato e diffuso i suoi messaggi, va detto chiaramente: ciò che Leonardo Pompei afferma nel video non è una critica alla Chiesa né una difesa della tradizione, ma una rottura della comunione visibile con il Papa e i vescovi. Quando un sacerdote dichiara che il Papa “tradisce il papato”, che la gerarchia è “cismatica”, che la Chiesa post‑conciliare non è più fedele, e afferma che non obbedirà più al Papa né celebrerà la liturgia della Chiesa, non indica una via di fedeltà, ma di separazione.
Chi lo segue, anche solo interiormente, partecipa a questa separazione. La comunione con la Chiesa non è un sentimento, una preferenza liturgica o una simpatia personale, ma un vincolo reale voluto da Cristo. Romperlo, o sostenere chi lo rompe, espone a un giudizio che non è umano ma divino. Dire “ho la coscienza a posto” non basta: la coscienza non sostituisce la Chiesa né può annullare ciò che Cristo ha istituito.
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