Analisi critica del video «La Messa è un sacrificio o una festa?

Proseguiamo con l'analisi dei video del sig. Leonardo Pompei. Occorre anzitutto ricordare che le posizioni da lui espresse rappresentano esclusivamente opinioni personali e non costituiscono in alcun modo insegnamento ufficiale della Chiesa Cattolica. Il Magistero autentico della Chiesa si esprime infatti attraverso il Papa e i Vescovi in comunione con lui, non attraverso iniziative private.

In questo articolo analizzeremo il video pubblicato su YouTube dal titolo «La Messa è un sacrificio o una festa?».

Fin dai primi minuti emergono numerose affermazioni che appaiono gravemente inesatte sia sotto il profilo teologico sia sotto quello storico e liturgico. In particolare, il Cammino Neocatecumenale viene presentato in modo caricaturale e deformato, attribuendogli dottrine che non risultano presenti né nello Statuto né nel Direttorio Catechetico approvato dalla Santa Sede.

È opportuno ricordare che il Cammino Neocatecumenale non è un'associazione privata autoreferenziale, ma un itinerario di formazione cattolica riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa. Lo Statuto definitivo è stato approvato dal Pontificio Consiglio per i Laici nel 2008, mentre il Direttorio Catechetico, contenente le catechesi di Kiko Argüello e Carmen Hernández, è stato esaminato e approvato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede dopo un lungo processo di studio e revisione.

Una falsa contrapposizione

Il sig. Pompei apre la sua riflessione con una domanda apparentemente semplice:

«L'Eucaristia è un incontro della comunità o il sacrificio redentore di Gesù Cristo?»

La domanda è però formulata in modo ingannevole, perché presuppone un'alternativa che la Chiesa non ha mai insegnato.

Secondo la dottrina cattolica l'Eucaristia è contemporaneamente:

  • il sacrificio di Cristo reso sacramentalmente presente;
  • il memoriale della sua Pasqua;
  • il banchetto pasquale;
  • l'assemblea del popolo di Dio convocato dal Signore.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna infatti:

«L'Eucaristia è memoriale della Pasqua di Cristo, cioè dell'opera della salvezza compiuta per mezzo della vita, della morte e della risurrezione di Cristo.» (CCC 1409)

e ancora:

«La Messa è ad un tempo e inseparabilmente il memoriale sacrificale nel quale si perpetua il sacrificio della croce e il sacro banchetto della comunione al corpo e sangue del Signore.» (CCC 1382)

Pertanto la vera domanda non è se la Messa sia sacrificio oppure banchetto, ma come questi aspetti si integrino armonicamente nell'unico mistero eucaristico.

Il Mistero Pasquale comprende più della sola Croce

Nel video si lascia intendere che Kiko Argüello avrebbe ridotto l'Eucaristia a una semplice festa comunitaria.

Si tratta di un'accusa che non trova riscontro nei testi approvati dalla Santa Sede.

La teologia del Cammino Neocatecumenale insiste sul Mistero Pasquale, categoria centrale del Concilio Vaticano II. Con l'espressione «Mistero Pasquale» la Chiesa intende l'insieme della passione, morte, risurrezione e glorificazione di Cristo.

La costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium afferma:

«Il nostro Salvatore nell'ultima cena istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue per perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della Croce e affidare così alla Chiesa il memoriale della sua morte e risurrezione.» (SC 47)

Il Concilio dunque non separa mai la Croce dalla Risurrezione, ma le considera unite nell'unico Mistero Pasquale.

Quando Kiko parla dell'Eucaristia come festa pasquale, non nega il sacrificio, ma mette in evidenza una dimensione pienamente cattolica spesso sottolineata dal Vaticano II e dal Catechismo.

La Messa è anche un banchetto

Il sig. Pompei sembra considerare sospetto il linguaggio che parla di "banchetto", "convivio" o "festa".

Eppure è il Catechismo stesso a utilizzare queste espressioni.

Tra i nomi dell'Eucaristia troviamo infatti:

«Cena del Signore» (CCC 1329)

e:

«Santa Messa, perché la liturgia nella quale si è compiuto il mistero della salvezza si conclude con l'invio dei fedeli.» (CCC 1332)

Inoltre il Catechismo parla espressamente di:

«banchetto pasquale» (CCC 1382)

e di:

«convito del Regno» (CCC 1402).

Dunque definire l'Eucaristia anche come banchetto o festa pasquale non è un linguaggio protestante ma autenticamente cattolico.

Chi offre il sacrificio?

Pompei pone un'altra domanda:

«Chi offre il sacrificio, il sacerdote o la comunità?»

La risposta è data chiaramente dal Catechismo:

«La Chiesa, che è il Corpo di Cristo, partecipa all'offerta del suo Capo. Con lui essa stessa viene offerta tutta intera.» (CCC 1368)

Sant'Agostino parlava del Christus Totus, il Cristo totale, cioè Cristo Capo unito al suo Corpo che è la Chiesa.

Naturalmente il sacerdote svolge un ruolo unico e insostituibile perché agisce in persona Christi Capitis, ma la comunità non è una spettatrice passiva. Tutta l'assemblea partecipa all'offerta eucaristica secondo modalità differenti.

Ridurre il sacrificio al solo gesto sacerdotale significa non cogliere pienamente l'insegnamento ecclesiologico del Concilio Vaticano II.

Le fonti citate da Pompei

Un elemento che colpisce nel video è la scelta delle fonti.

Pompei cita frequentemente:

  • il Catechismo del Concilio di Trento;
  • il Catechismo Maggiore di San Pio X;
  • il Denzinger;
  • gli scritti di padre Enrico Zoffoli.

Tutte fonti rispettabili e utili.

Tuttavia sorprende la quasi totale assenza del principale testo catechistico della Chiesa contemporanea: il Catechismo della Chiesa Cattolica promulgato da San Giovanni Paolo II nel 1992 e definito da Benedetto XVI «norma sicura per l'insegnamento della fede».

Proprio il Catechismo mostra infatti una sintesi equilibrata tra sacrificio, memoriale, banchetto e assemblea, superando le contrapposizioni che caratterizzano l'impostazione del video.

Per quanto riguarda padre Zoffoli, occorre ricordare che le sue opere non costituiscono Magistero della Chiesa. Esse rappresentano le opinioni di un autore privato, meritevoli di rispetto ma prive di autorità dottrinale vincolante.

Il fatto che la Santa Sede abbia successivamente esaminato e approvato il Direttorio Catechetico del Cammino costituisce un elemento oggettivo che ridimensiona molte delle contestazioni avanzate dallo studioso passionista.

La celebrazione del sabato sera

Pompei sostiene che il Cammino celebri il sabato sera per richiamarsi allo Shabbat ebraico.

Anche questa affermazione è inesatta.

Le comunità neocatecumenali celebrano l'Eucaristia nella Veglia domenicale, cioè dopo i Primi Vespri della Domenica, secondo una possibilità prevista dalla disciplina liturgica della Chiesa universale.

La Messa vespertina del sabato non appartiene liturgicamente al sabato, ma già alla domenica.

Lo stesso avviene in tutte le parrocchie del mondo che celebrano la prefestiva.

Le celebrazioni sono aperte

Un'altra informazione inesatta riguarda il carattere "segreto" delle celebrazioni.

L'art. 13 dello Statuto stabilisce chiaramente che l'Eucaristia delle comunità neocatecumenali è aperta anche agli altri fedeli.

È vero che negli anni della sperimentazione esistevano prassi differenti, ma con l'approvazione definitiva dello Statuto il Cammino ha recepito le indicazioni della Santa Sede.

Presentare oggi tali celebrazioni come "chiuse" significa ignorare la normativa vigente.

Monizioni e risonanze

Le brevi monizioni prima delle letture sono previste dall'Ordinamento Generale del Messale Romano.

La lettera del cardinale Francis Arinze del 1° dicembre 2005 riconobbe inoltre la possibilità di tali interventi, purché contenuti e conformi alle norme liturgiche.

Anche le cosiddette "risonanze" non sostituiscono l'omelia e non modificano il nucleo essenziale del rito eucaristico.

Credo e Gloria

Pompei critica l'assenza del Credo in alcune celebrazioni.

Va ricordato che oggi il Credo viene normalmente recitato nelle celebrazioni neocatecumenali.

Inoltre il Credo e il Gloria non appartengono alla struttura essenziale della validità della Messa.

La Chiesa stessa ne prevede l'omissione in numerose celebrazioni feriali.

Pertanto eventuali omissioni disciplinari non trasformano automaticamente una Messa in un rito invalido o eterodosso.

Lo scambio della pace e la preghiera dei fedeli

Lo scambio della pace anticipato rispetto alla forma ordinaria del rito romano è stato espressamente autorizzato dalla Santa Sede per il Cammino Neocatecumenale.

Anche la preghiera dei fedeli con intenzioni spontanee è perfettamente compatibile con la tradizione liturgica cattolica e non altera in alcun modo la natura sacrificale della celebrazione.

La disposizione dell'assemblea

Infine Pompei collega la disposizione dell'assemblea al protestantesimo.

Si tratta di un'affermazione storicamente infondata.

La forma dell'assemblea non definisce la natura teologica della celebrazione.

Lo scopo della disposizione utilizzata dalle comunità neocatecumenali è favorire la partecipazione attiva dei fedeli, principio fortemente promosso dal Concilio Vaticano II (Sacrosanctum Concilium, n. 14).

Attribuire automaticamente una radice protestante a qualsiasi configurazione diversa da quella abituale nelle parrocchie significa ignorare la pluralità delle tradizioni liturgiche esistenti nella Chiesa.

Conclusione

L'impressione generale che emerge dal video è quella di una presentazione parziale e fortemente faziosa ideologica del Cammino Neocatecumenale. Molte affermazioni risultano basate su informazioni incomplete, su prassi non più esistenti oppure su interpretazioni personali che non trovano conferma né nello Statuto approvato dalla Santa Sede né nel Catechismo della Chiesa Cattolica.

La questione fondamentale è che la Chiesa, dopo decenni di studi, esami e verifiche dottrinali, ha approvato sia lo Statuto sia il Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale. Chi sostiene l'esistenza di errori dottrinali sistematici dovrebbe spiegare come tali errori sarebbero sfuggiti alla Congregazione per la Dottrina della Fede, ai numerosi teologi incaricati dell'esame dei testi e ai diversi Pontefici che hanno sostenuto pubblicamente il Cammino.

Per un cattolico il criterio ultimo di discernimento non può essere l'opinione di un singolo polemista, ma il giudizio della Chiesa, alla quale Cristo ha affidato il compito di custodire autenticamente il deposito della fede.

Il sig. Pompei, a nostro avviso, fornisce un'informazione gravemente fuorviante, presentando in modo parziale e distorto la dottrina cattolica e la realtà del Cammino Neocatecumenale. Tale impostazione rischia di confondere soprattutto i fedeli che non possiedono una formazione teologica adeguata e che quindi hanno difficoltà a verificare personalmente la fondatezza delle affermazioni proposte.

Per questo motivo invitiamo alla prudenza nei confronti degli insegnamenti diffusi da questo ex sacerdote, che si è posto in aperto contrasto con l'autorità della Chiesa. La tradizione cattolica ha sempre considerato l'obbedienza ecclesiale come un elemento essenziale della comunione ecclesiale, soprattutto quando si pretende di insegnare la dottrina e di giudicare pubblicamente l'operato della Chiesa stessa.

È opportuno diffidare di chi si presenta come unico custode dell'ortodossia cattolica mentre contesta sistematicamente decisioni, approvazioni e pronunciamenti delle competenti autorità ecclesiastiche. Come ricorda san Paolo:

«Satana stesso si maschera da angelo di luce» (2 Cor 11,14).

Per questo il cristiano è chiamato a esercitare il discernimento non affidandosi al carisma o alla persuasività di singoli personaggi, ma confrontando ogni insegnamento con il Magistero autentico della Chiesa, alla quale Cristo ha affidato il compito di custodire e interpretare fedelmente il deposito della fede. Come insegna il Concilio Vaticano II:

«L'ufficio di interpretare autenticamente la parola di Dio scritta o trasmessa è affidato al solo Magistero vivo della Chiesa» (Dei Verbum, 10).



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