Il video di Leonardo Pompei sul Cammino Neocatecumenale: molte opinioni, poche dimostrazioni

Finalmente è arrivato l'atteso video di Leonardo Pompei sul Cammino Neocatecumenale. Atteso da molti, certamente non da noi, perché le tesi sostenute sono le stesse che circolano da anni negli ambienti tradizionalisti più critici nei confronti del Concilio Vaticano II.

Nel suo intervento si ritrovano numerose affermazioni già sentite: l'idea di una presunta "nuova Chiesa" nata dal Vaticano II, il Cammino Neocatecumenale come frutto di una crisi ecclesiale e l'accusa implicita che la Chiesa abbia approvato realtà problematiche perché ormai distante dalla propria tradizione.

Si tratta di argomenti ai quali la Chiesa cattolica ha già dato risposta attraverso il Magistero, l'approvazione definitiva dello Statuto del Cammino Neocatecumenale e la conferma del suo Direttorio Catechetico.

L'impressione è che il video abbia una finalità prevalentemente polemica e propagandistica più che informativa. Si rivolge soprattutto a chi già nutre diffidenza o risentimento verso il Cammino Neocatecumenale, facendo leva sulle emozioni e sulle esperienze negative personali, piuttosto che sviluppare un'analisi realmente teologica e documentata.

Leonardo Pompei racconta una parte importante della propria vita. Nessuno può negare la sincerità della sua esperienza personale. Tuttavia, dal punto di vista logico, il fatto di aver vissuto determinate situazioni nel Cammino Neocatecumenale o nel ministero sacerdotale non dimostra automaticamente che l'intera Chiesa cattolica sia diventata qualcosa di diverso da ciò che era.

La struttura del ragionamento è sostanzialmente questa: ho vissuto determinate esperienze; ho osservato certe dinamiche; quindi la Chiesa cattolica è diventata un'altra Chiesa. Ma questa conclusione non deriva necessariamente dalle premesse.

Molti sacerdoti, religiosi e laici che conoscono profondamente il Cammino Neocatecumenale e la Chiesa postconciliare giungono a conclusioni completamente differenti. Una testimonianza è certamente preziosa, ma non rappresenta una prova definitiva.

Pompei sostiene che la crisi attuale della Chiesa sia stata generata dal Concilio Vaticano II. Questa affermazione si scontra con l'insegnamento ufficiale della Chiesa. Il Vaticano II è un Concilio Ecumenico legittimo ed è parte integrante del Magistero della Chiesa cattolica.

Da Paolo VI a Giovanni Paolo II, da Benedetto XVI a Francesco, tutti i Pontefici hanno insegnato che il Concilio deve essere interpretato nella continuità della Tradizione ecclesiale. Particolarmente significativo è il celebre discorso di Benedetto XVI del 22 dicembre 2005 sull'ermeneutica della continuità, nel quale il Papa affermò che esiste una sola Chiesa, che non esiste una "nuova Chiesa" nata dal Concilio e che gli eventuali abusi successivi non devono essere confusi con i testi conciliari.

Pertanto la tesi secondo cui il Cammino Neocatecumenale esisterebbe perché il Vaticano II avrebbe trasformato radicalmente la Chiesa non trova alcun fondamento nei documenti magisteriali. Si tratta di un'interpretazione personale, non di una dottrina cattolica. Un cattolico è chiamato a leggere la realtà ecclesiale alla luce del Magistero, non in contrapposizione ad esso.

Storicamente il Cammino Neocatecumenale nasce negli anni Sessanta dall'opera di Kiko Argüello e Carmen Hernández. Esso sviluppa alcuni aspetti particolarmente valorizzati dal Concilio Vaticano II: la centralità della Sacra Scrittura, la partecipazione attiva dei laici, il recupero dell'ispirazione catecumenale, l'evangelizzazione missionaria e la vita comunitaria.

Dire che il Cammino sarebbe semplicemente il prodotto di una crisi ecclesiale significa ignorarne la natura e la storia. Piuttosto, il Cammino rappresenta uno dei modi attraverso cui si è cercato di realizzare concretamente alcune intuizioni conciliari.

L'ecclesiologia del Vaticano II ha infatti posto grande attenzione alla Chiesa come comunione. Questo non significa negare la dimensione gerarchica della Chiesa, ma ricordare che la gerarchia è al servizio della comunione ecclesiale e non il contrario. Prima del Concilio si insisteva soprattutto sull'aspetto giuridico e istituzionale della Chiesa come "società perfetta"; il Vaticano II ha riportato al centro una dimensione altrettanto essenziale: quella della comunione tra i battezzati in Cristo.

Pompei riconosce che il Cammino è stato approvato dalla Santa Sede. Tuttavia cerca di superare questa difficoltà sostenendo che la Chiesa avrebbe approvato il Cammino proprio perché entrata in crisi dopo il Concilio. In altre parole, la conclusione implicita è che la Chiesa si sarebbe sbagliata.

Ma allora il problema non sarebbe più il Cammino. Il problema diventerebbe l'autorità della Chiesa stessa. Non si sta più contestando una realtà ecclesiale particolare, ma il giudizio espresso dai Papi, dai dicasteri vaticani e dall'insieme della gerarchia cattolica che ne ha approvato il percorso.

Si può certamente discutere degli errori di singoli membri, di abusi eventualmente verificatisi in alcune comunità, o di comportamenti non conformi agli Statuti. Ma bisogna distinguere tra gli errori delle persone e la natura ecclesiale del Cammino.

Quale realtà della Chiesa è perfetta? Le parrocchie? Gli ordini religiosi? I seminari? Le associazioni ecclesiali? Ovunque ci siano esseri umani esisteranno limiti, errori e peccati.

Gli Statuti del Cammino sono stati approvati dalla Santa Sede. Questo non significa che ogni singolo neocatecumenale abbia sempre ragione. Significa però che la Chiesa ha giudicato l'itinerario compatibile con la fede cattolica. Per negare questa conclusione occorrerebbe sostenere che la Santa Sede abbia approvato dottrine incompatibili con la fede. Una tesi estremamente difficile da difendere per chi continua a definirsi cattolico.

Un altro argomento debole è quello secondo cui nessuno avrebbe mai risposto alle sue analisi. Anche ammesso che fosse vero, non dimostrerebbe affatto la correttezza delle sue conclusioni. Si tratta di un classico errore logico: dal fatto che qualcuno non risponda non segue automaticamente che chi parla abbia ragione.

Peraltro lo stesso Pompei raramente risponde nel merito alle numerose obiezioni e confutazioni che riceve. L'assenza di risposta non equivale alla conferma di una tesi.

Nel suo discorso emerge continuamente una contrapposizione tra una Chiesa preconciliare autentica e una Chiesa postconciliare problematica. Si tratta di una visione semplicistica e storicamente discutibile.

Curiosamente, Pompei è nato nel 1971 e quindi non ha mai vissuto personalmente la Chiesa precedente al Vaticano II. L'immagine che propone deriva da letture, ricostruzioni e interpretazioni posteriori. La realtà storica era molto più complessa.

Anche prima del Concilio esistevano crisi vocazionali, problemi disciplinari, tensioni teologiche, divisioni interne, scandali ecclesiastici, cattiva formazione catechistica e celebrazioni liturgiche non sempre esemplari. La storia della Chiesa non è mai stata una successione di età dell'oro prive di problemi.

Attribuire tutte le difficoltà attuali a un unico evento storico significa semplificare eccessivamente una realtà molto più articolata.

A mio avviso il punto più debole dell'intera argomentazione di Leonardo Pompei è il seguente: egli sostiene di aver ritrovato nella Chiesa postconciliare le stesse dinamiche che aveva osservato nel Cammino Neocatecumenale e conclude quindi che il Vaticano II sia la causa di entrambe.

Questa conclusione non è dimostrata. Al massimo dimostra una percezione personale della realtà ecclesiale.

Per sostenere seriamente una simile tesi sarebbe necessario dimostrare quali testi del Vaticano II conterrebbero errori dottrinali, in che modo tali errori contraddirebbero il Magistero precedente e come tali errori abbiano prodotto necessariamente le realtà contestate.

Finché questa dimostrazione non viene fornita, si rimane nel campo delle opinioni personali. Legittime da esprimere, certamente, ma non sufficienti per mettere in discussione il giudizio della Chiesa, il Magistero dei Papi e l'approvazione ecclesiale di una realtà che da decenni opera pienamente all'interno della comunione cattolica. Sinceramente la nostra valutazione del video è negativa, Pompei è caduto nella banalità, nel qualunquismo, non si sa dove voglia arrivare con questi video ma secondo noi non andrà molto lontano.



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